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I “coronabond” per alberghi e locali costretti alla chiusura

Fonte: La Nuova Venezia del 16-04-2020

Per combattere la crisi sanitaria in atto, ecco fiorire nuovi strumenti per fronteggiare l’emergenza economica. E in attesa che il dibattito a livello europeo decida qualcosa sulle misure finanziarie da mettere in campo per risollverale il Pil, i “coronabond” si affacciano nel settore alberghiero e in quello degli esercizi commerciali. A Jesolo, Rizzante Hotels ha lanciato gli “holiday bond”. Si tratta di un voucher per una camera d’albergo da acquistare ora e da usare nel giro di un anno. Con una crescita di valore al momento della riscossione pari al 30%, si potrà usare nelle strutture alberghiere Rizzante e convertirlo in notti, pranzi, vene e trattamenti Spa da qui ai prossimi tre mesi. «E’ un periodo difficile per tutti», spiega Matteo Rizzante, « e abbiamo pensato a delle soluzioni che posso avvantaggiare il turista e che allo stesso tempo sostengano l’industria del turismo».

Chiaro l’obiettivo, identico del resto ai buoni del tesoro statali: immettere liquidità in un momento di crisi, e scommettere su una ripresa futura in cui restituire l’investimento del cliente. Stesso scopo di Save One Seat, il progetto che negli ultimi giorni si sta diffondendo tra Venezia e MestreLanciato a inizio marzo ha già 200 strutture registrate in tutta Italia. Ad oggi, un locale a Venezia ha già aderito ma decine sono quelli che hanno chiesto informazioni.Il funzionamento per il cliente è semplicissimo: si accede alla piattaforma online e si sceglie un ristorante o un locale. Una volta selezionata la meta, si acquista un “buono SOS” per un pasto futuro da spendere alla riapertura del locale selezionato. Per utilizzare il buono, si avranno a disposizione 12 mesi di tempo e quando sarà il momento, basterà contattare il ristorante e prenotare la propria cena. A fine pasto, sarà sufficiente mostrare il codice univoco presente sul buono. Se il conto è più alto, si pagherà semplicemente la differenza.Una volta acquistato il Buono SOS, l’importo pagato viene accreditato in pochi giorni sul conto del ristoratore. In questo modo il locale scelto avrà subito liquidità per ripartire. L’iniziativa è merito di Global Shapers, comunità di studio per ricercatori under 30, nate nel 2013 per volontà del World Economic Forum, con l’obbiettivo di sviluppare progetti innovativi per le comunità locali. Ce ne sono in tutta Europa e l’Italia detiene il primato di hub con ben 9 centri attivi, e quello di Roma è uno dei principali. Al momento, i buoni pasto acquistabili vanno dai 10 agli 80 euro. E nel malaugurato caso in cui un locale dovesse fallire, a chi vanno i soldi? «In quel caso», spiega Isabella Primiceno, che fa parte dell’associazione a livello territoriale, «il rimborso è garantito perché il versamento viene effettuato attraverso Stripe, una banca registrata sulla piattaforma online a cui lo stesso locale è tenuto a registrarsi per il servizio».

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