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I Lavori pubblici: «Un maxi condono sul Mose»

Fonte: La Nuova Venezia del 18-04-2020

«Un maxi condono eticamente indegno. Non possiamo sanare situazioni per cui il cittadino ha già pagato abbastanza».Il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato Mauro Coltorti (M5S) stronca sul nascere la proposta del provveditore alle Opere pubbliche del Triveneto – pubblicata in anteprima dalla “Nuova Venezia” qualche giorno fa – di modificare la Convenzione quadro del 1991, cioè il contratto stipulato tra lo Stato e il suo concessionario Consorzio Venezia Nuova, con un “Atto aggiuntivo”.Un atto che toglierebbe al Consorzio l’affidamento delle opere in laguna, lasciandogli solo la conclusione del Mose. Senza i lavori che riguardano l’Arsenale, il Piano Europa, le barene e le opere compensative alle bocche di porto, in parte già finanziati e assegnati dal Consorzio dei commissari alle imprese minori rimaste attive dopo il grande scandalo.Insieme alla modifica, la proposta di «condonare» spese e contenziosi. I soldi della manutenzione per i lavori mal fatti in questi anni, ha scritto in sostanza il provveditore Cinzia Zincone al Consorzio e al ministero, «li metterebbe lo Stato». Una linea a quanto pare condivisa con il ministero, retto dalla pd Paola De Micheli e con la commissaria “sblocca cantieri” Elisabetta Spitz.Dubbi di legittimità vengono dal commissario Giuseppe Fiengo, in questi giorni oggetto di attacchi incrociati da parte delle grandi imprese del Mose, finite nell’inchiesta del 2014 e poi estromesse dall’attività. «Non posso modificare un contratto che è stato modificato dall’Anac», dice.

Adesso arriva l’autorevole stop del presidente della commissione Lavori pubblici del senato. Una posizione non solo personale, visto che la nota è firmata anche dalla senatrice veneziana del M5S Orietta Vanin.«Purtroppo il Mose si arricchisce di un altro triste capitolo», scrivono i due senatori, «passato quasi in sordina, nei giorni scorsi il provveditore Zincone spariglia le carte, rischiando di buttare all’aria tutto il lavoro fin qui svolto dalla gestione commissariale del Consorzio». «La bozza di nuova convenzione, nella pratica», continuano gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, «lascerà fuori tutti gli interventi paesaggistici, morfologici della laguna e sull’Arsenale, nonché il Piano Europa, per lasciare soltanto l’ultimazione delle opere in mare». «Secondo il provveditore», continuano i due parlamentari, «l’atto in questione porrebbe fine a ogni contenzioso aperto, in quanto, a fronte della perdita di ingenti lavori, alle aziende del Consorzio non verrebbe addebitato più alcun risarcimento dovuto per danni e ritardi».Un atto che il presidente Coltorti definisce «di ignominia etica». E che non andrebbe certo in direzione di una rapida conclusione di lavori in laguna. «Ci troveremmo di fronte a centinaia di cantieri che andrebbero alle calende greche, perché il provveditorato di Venezia non ha la struttura per appaltare le attività di progettazione ed esecuzione lavori a ditte terze nei prossimi anni».«Noi ci siamo sempre opposti al Mose» concludono i parlamentari Cinque Stelle, «adesso che è realizzato al 97% è importante verificare se oltre ad aver cambiato la natura dei luoghi potrà difendere la città. Questa iniziativa provocherebbe una ulteriore frammentazione degli interventi. Ritardando sia la conclusione dei lavori del Mose che quelli in laguna».

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