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I negozi di vicinato: «Così resistiamo»

Fonte: Il Gazzettino del 26-03-2020

In città si vede poca, pochissima gente in giro, ma per fortuna quei pochi escono a fare la spesa e, invece di andare in coda nei supermarket, hanno la possibilità di servirsi dei negozi di vicinato, quelli che da sempre riforniscono i veneziani, dai tempi in cui i supermercati degni di questo nome si trovavano solo a Mestre. Così, chi ha potuto tenere aperto perché fornisce generi di prima necessità tutto sommato non si lamenta. Per lo più i clienti ci sono e si continua a vendere. Certo, non si guadagna, ma almeno si tiene in piedi un’attività e si pagano le spese vive.

SAN POLO

«Dal 12 novembre viviamo questo stato di assedio – dice Gino Mascari, dell’omonima drogheria – perché in realtà i commercianti a Venezia sono in ginocchio da quel giorno, come albergatori e ristoratori. Nel nostro piccolo, la gente si compra qualche buona bottiglia di vino e si coccola con dei cioccolatini. Quello sì, almeno i soldi delle spese a noi vengono fuori». Al mercato dell’ortofrutta di Rialto ci sono meno banchi aperti, ma si continua a lavorare con i veneziani. La chiusura del traghetto con la gondola e la riduzione dei vaporetti ha portato certamente meno gente. Poco più in là, in campo della Bella Vienna, la Casa del Parmigiano lavora, con la gente che attende il proprio turno fuori. «Noi lavoriamo primariamente con i residenti – dice Filippo Aliani, titolare con i genitori di una attività che ha 84 anni – rispetto ad altre attività che sono a zero, il nostro lavoro ce l’abbiamo. Mi piace moltissimo la clientela che abbiamo perché segue perfettamente le regole. Teniamo aperto solo la mattina, ma ci stiamo attrezzando per la consegna a domicilio: una funzione sociale». L’ultimo negozio sotto gli archi di sotoportego dei Oresi è quello di Davide Cabbiato, che rifornisce di formaggi e salumi molti residenti della zona e prima lavorava molto con i turisti. «Si lavora solamente con i residenti – dice il titolare – tutto sommato non mi lamento, i veneziani comprano da mangiare, ho la mia clientela e la mia giornata la faccio. Mi ritengo fortunato perché mi guardo attorno e vedo tutti i negozi chiusi».

PESCE A CASA

Sotto la Pescheria ci sono ancora pochi banchi che continuano a servire una clientela che si è diradata nelle ultime settimane. Tra questi il bancone centrale della Ittica Zane. «C’è poca gente in giro, per la paura e per le recenti restrizioni – dice Alessandro Zane – Noi siamo sempre presenti anche se si vende poco, perché vogliamo dare un servizio sempre. Siamo qua al banco e si lavora al 20 per cento del solito. Manca tutta la ristorazione e al minuto, lavoriamo con la gente che cammina e adesso non tutti lo fanno. Una persona da San Marco fa fatica ad arrivare a piedi. Come Ittica Zane facciamo consegne a domicilio per qualsiasi cosa: dal chilo a 10 chili. Chiamate 0412411069 e chiedete di Alessandro o Matteo e vi portiamo la roba a casa». All’angolo con calle dei Boteri, luogo caratterizzato da una enorme densità di appartamenti turistici, c’è il biavarol Roberto Nordio. «Sono aperto dalle 10 alle 16 – spiega – perché dopo le 16 non c’è più nessuno e vado a portare la spesa agli anziani. Non so se il gioco vale la candela, perché gli incassi sono minimi. Però moralmente mi sento ricco. Alla mia clientela locale affezionata porto anche la spesa a domicilio».
A due passi da campo San Giacomo c’è l’ortofrutta San Giacomo, che è aperta e lavora, nonostante la vicinanza di un supermercato. «C’è gente – dice Giovanni Maccagnin – lavoriamo più di prima ma si lavoro in modo scomodo, mascherina guanti e la paura del contagio. Vale comunque la pena lavorare e compensa il disagio di questi momenti. Noi portiamo anche la spesa a casa a chi abita nei dintorni, soprattutto se è gente che non si può muovere. Basta chiamare il 3358403320 e veniamo».

LA SPACCATA

In calle San Pantalon, nella notte tra martedì e ieri, c’è stata anche una spaccata. Ignoti hanno abbattuto la porta del ristorante Da Sara. Di fronte c’è l’alimentari La bottega del gusto. «Quando fa buio la gente ha paura ad uscire. Per questo noi abbiamo deciso di chiudere prima. Anche a Venezia ci sono dei malandrini e stanotte hanno sfondato la porta del ristorante racconta una delle due titolari, Maria Teresa D’Amore Noi continuiamo a lavorare, facciamo entrare un cliente alla volta, ma non è un bel lavorare, speriamo finisca presto».

ALLA GIUDECCA

I commercianti della Giudecca raccontano di fatturati sono in linea con il pre-Coronavirus, ma c’è però chi invece sta soffrendo, come la pizzeria al taglio La foca, che lamenta un calo drastico: «C’è pochissimo lavoro, ho lasciato a casa i dipendenti, pensavo che facendo consegne anche a pranzo le cose andassero meglio», racconta la titolare Medea Bassi. Diversa è la situazione dell’ortofrutta Vania Vianello, che si è adoperata per fare consegne a domicilio (da richiedersi allo 041-5227303, senza minimo di spesa): «Lavoriamo di più con le consegne, mentre in negozio è più complesso, date le normative da far rispettare». Stesso andamento anche per la macelleria Da Renata, come spiega il collaboratore Davide: «Più o meno è il solito. Forse c’è chi fa qualche scorta in più, ma è nella norma e si rispettano le prescrizioni». Rispetto per code e attese in fondamenta sono raccontate anche dalla pescheria di Fabio Gavagnin: «Le persone vengono qui tranquille, rispettano la fila e non è cambiata molto la situazione, forse si fattura qualcosina in meno». Stabile anche la versione di Valentina, del panificio Ferialdi: «È come prima, non ci sono grandi cambiamenti». Il panificio Crosara della Palanca risulta però risentire di più della crisi: «Non c’è lavoro e ho dovuto lasciare a casa i dipendenti – spiega Raffaella Crosara -. Sono sola con mia figlia, facciamo mezza giornata». Dall’alimentari delle Zitelle di Stefano Siface si rileva calca al mattino: «Continuano le abitudini com’era prima del virus. Chi entrava alle 10 continua a farlo, poi al pomeriggio guardiamo i muri».».

A CANNAREGIO

È un periodo di emergenza, quello attuale, in cui nella macelleria di Ermes Gaetani non si può dire che il numero dei clienti sia aumentato. La sua attività in Rio Terà San Leonardo ha piuttosto registrato un incremento della merce acquistata. E di conseguenza della cifra spesa ogni singola volta a persona. «Col risultato che alla fine sottolinea Gaetani l’aumento dell’incasso che sto registrando è pari soltanto al 10-15%». Il lavoro comunque non manca e questa tendenza della clientela, arrivata a spendere in una sola volta anche il doppio rispetto al solito, il macellaio la giustifica così: «Fa una spesa più consistente per evitare di venire qui ogni giorno, facendola durare per tutta la settimana. Preoccupato per la situazione? Sì. Il problema sanitario spero sarà risolto presto ma quello economico, quando si presenterà, forse sarà anche più preoccupante». Ai piedi del ponte delle Guglie, il panificio Baldin ha mantenuto i suoi clienti abituali. Quello che viene venduto di più, il pane, a volte persino comprato in quantità maggiore per conservarlo. «Per il resto abbiamo perso molta vendita. La gente va tanto nei supermercati dice Fabiana la mattina comunque registriamo un buon movimento. Mentre il pomeriggio non si lavora per niente».

 

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