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Il giardino regalo di Renzo Piano abbandonato da quattro anni

Fonte: La Nuova Venezia del 26-04-2020

Un piccolo spazio pubblico destinato all’utilizzo di piante e arbusti per il fitorimedio inserito in un’area, tra Ca’ Emiliani e Vaschette, tra le più inquinate della città. L’area pubblica dietro gli orti degli anziani di Ca’ Emiliani, a Marghera, doveva diventare uno spazio dove sperimentare l’uso della natura, dai pioppi al canapone, per la bonifica di siti inquinati. Un esempio per pensare una Marghera diversa, a pochi passi dall’ultima palazzina delle Vaschette che attende l’abbattimento e la realizzazione del vecchio progetto della Porta Sud con parcheggi, bonifiche, nuove abitazioni riqualificate a pochi passi dal vecchio Petrolchimico.Uno spazio pubblico con funzioni anche didattica che oggi versa invece nel più completo abbandono. Ma che era nato su suolo pubblico utilizzando soldi dello Stato. 

A finanziarlo nel 2016 era stato addirittura l’archistar Renzo Piano, con il lavoro del suo gruppo di architetti, pagati con lo stipendio da senatore a vita, per interventi nelle periferie italiane. Questo giardino era nato e donato alla città come una piccola “perla” di rinascita della periferia, realizzato con il contributo degli architetti del gruppo G124 di Piano e con l’Università di Udine. A vedere come è ridotto oggi questo piccolo spazio verde è l’emblema dell’abbandono. Basta vedere le foto realizzate dal nostro fotografo che ha varcato il portone, aperto perché forzato, da ignoti, nei giorni scorsi. E si è trovato davanti una distesa di vegetazione senza cura, cresciuta tra i pannelli realizzati con il legno di barena, senza manutenzione da quattro anni a questa parte. Il giardino è stato dimenticato da tutti ed è praticamente diventato un “campasso” anonimo. E pensare che il gruppo di architetti di Renzo Piano lo aveva realizzato con l’aiuto delle cooperative del consorzio Zorzetto e poi avevano consegnato le chiavi al Comune sperando che le porte dei cancelli venissero aperte agli alunni delle scuole di Marghera e che il legno venisse poi recuperato per creare una piccola economia di riciclo con l’aiuto di associazioni del territorio. Di certo le chiavi non le ha la Municipalità di Marghera, avverte il presidente Gianfranco Bettin che considera questa vicenda di abbandono «una vergogna». 

Idee finite nel dimenticatoio come tutto il lavoro nella periferia di Marghera donato alla città da Renzo Piano che aveva portato anche ad un progetto di recupero dell’ex Edison di Marghera, come centro associativo, e mai apprezzato dall’amministrazione comunale di Luigi Brugnaro. Al punto che anche del progetto, donato, per l’ex Edison non si sa più nulla mentre la giunta con 500 mila euro ha finanziato i cantieri per eliminare l’amianto dal tetto dell’ex scuola e per realizzare nuovi spogliatoio, senza però dire se questo spazio avrò un futuro come centro associativo.Eppure da mesi una via per riportare in vita progetti come quelli del giardino del fitorimedio, pagato dallo stipendio di un senatore a vita, esiste e si chiama regolamento dei Beni comuni, che finalmente consente al Comune di Venezia di affidare spazi come questo, a costo zero, a singoli e associazioni. Il regolamento è stato approvato il 27 giugno 2019 dal Consiglio Comunale ed è partito da una proposta di delibera di iniziativa consiliare, del deputato Pd Nicola Pellicani, elaborata sulla base del lavoro di Labsus (Laboratorio per la Sussidiarietà)che collabora e dagli uffici comunali. Utilizzarlo per far rinascere il giardino del fitorimedio di Marghera potrebbe consentire di renderlo non solo approvato ma applicato in forma concreta. E quindi utile e non carta straccia.

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