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Il nuovo asse verde di Mestre

Fonte: Il Gazzettino del 01-07-2020

Per chi pedala in città è un po’ come scoprire il canale di Suez senza dover circumnavigare l’Africa. Nel senso che i 660 metri che separano viale San Marco da via Torino passando per Forte Marghera e il nuovo ponte sul Canal Salso si percorrono in tre minuti, scoprendo scorci di città inediti da decenni, senza percorrere i 3,7 chilometri che finora separavano i due punti dopo 20 minuti di pedalata. Roba da ambientalisti? Non solo, perché la pista ciclabile inaugurata ieri pomeriggio dal sindaco Luigi Brugnaro e dagli assessori Francesca Zaccariotto e Massimiliano De Martin collega aree strategiche come il Parco di San Giuliano, appena al di là di viale San Marco, e il Campus universitario di via Torino, facendo di Forte Marghera il perno di tutto il sistema. Senza contare che al di là di via Torino, con un ultimo strappo di pista ciclabile, la cui progettazione è stata appena appaltata allo studio associato di Michele e Stefano Boato, si arriva alla stazione di Porto Marghera e di qui al Vega, una volta che saranno completati i lavori per la realizzazione del maxi-svincolo di via della Libertà.

GIOVANI E TECNOLOGIA

«Pensiamo alla città dei giovani, alla tecnologia e all’innovazione – ha chiosato Brugnaro dopo il taglio del nastro e la benedizione da parte di don Natalino Bonazza – mentre Venezia è la città della conservazione e della tutela». Non è un caso che, per sperimentare la nuova ciclabile, il Comune abbia messo a disposizione dei presenti decine di biciclette, alcune a pedalata assistita, del nuovo servizio di bike sharing affidato a Movi by Mobike. Il percorso realizzato grazie ai fondi comunitari Pon metro, con una spesa di un milione 167mila euro, rappresenta anche la scoperta di una mobilità diversa, su misura delle nuove generazioni ma in linea anche con i recenti – e finora imprevedibili – scenari della prevenzione sanitaria con percorsi alternativi all’uso e al congestionamento dei mezzi pubblici. 

IL TRAGITTO

L’accesso dalla rotatoria alla fine di via Torino è stato possibile dopo avere rimosso quintali di ramaglie. Il percorso in terra battuta lambisce l’area sulla quale sorge il nuovo impianto di depurazione delle acque, costato otto milioni di euro, e una breve salita su un sentiero in terra battuta conduce al ponte in acciaio corten che offre uno scorcio di grande effetto sul Canal Salso. Una volta superato, con poche decine di metri in discesa si arriva a Forte Marghera, dove è prevista una bike station a servizio dei ciclisti. Da qui la strada d’accesso all’ex complesso porta a via Forte Marghera, superata la quale c’è un altro percorso in terra battuta, leggermente in rilievo per evitare allagamenti in caso i pioggia, che sbuca in viale San Marco. Dall’altra parte della strada c’è il percorso che porta al ponte strallato e al Parco di San Giuliano, dove le autorità e il loro seguito, accaldati e un po’ affaticati, si sono fermati.

SPORT E AMBIENTE

Spettatore interessato dell’inaugurazione anche Piero Rosa Salva, amministratore unico di Vela e deus ex machina della Venicemarathon, che guarda a un possibile uso sportivo del percorso. «Magari non subito – spiega – stiamo ancora cercando di capire se la prossima edizione si potrà correre». Resta il fatto che il tracciato ora connette aree di svago come San Giuliano a poli sportivi (il campo d’atletica di via Forte Marghera) al Forte e al Campus universitario. Un trait d’union per giovani e studenti: «La nostra idea – ha aggiunto Brugnaro – è che i giovani possano studiare al campus, fare ginnastica a San Giuliano e divertirsi a Forte Marghera, senza magari disturbare vicino alle case o in centro storico. Serve fornire loro delle alternative. La città si espande e diventa più interconnessa, la stiamo ridisegnando in modo sempre più inclusivo». Senza contare che quando sarà pronto il collegamento con la fermata di Porto Marghera, ci sarà anche l’interconnessione con la rete ferroviaria, al di là della quale si staglia il Vega e il polo produttivo e della ricerca. Uno scenario che nel giro di due decenni ha cambiato il volto di un’area degradata che sembrava destinata al declino, dopo la crisi, all’apparenza inesorabile, del polo industriale.

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