Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Il porto nega alla Socogas l’utilizzo della banchina

Fonte: Il Gazzettino del 02-06-2020

No alla concessione all’uso della banchina per l’attracco delle gasiere al deposito gpl, richiesta dalla Socogas-Costa Bioenergie. La decisione dell’Autorità portuale di sistema, inviata alla Socogas e, per conoscenza, all’amministrazione comunale, alla Capitaneria di porto, e ai ministeri delle Infrastutture e dello Sviluppo economico, era attesa. Essa fa seguito, infatti, all’ordinanza con cui il Tar del Veneto aveva accolto la richiesta di Socogas di stimolare l’Autorità portuale a rispondere alla sua richiesta di concessione della banchina. Tale richiesta era stata presentata a maggio 2019 e, nella complicata partita a scacchi tra l’azienda, i ministeri, l’ente locale e il Comitato No-gpl, rappresentava una sorta di forzatura rispetto alla ancor precedente richiesta di autorizzazione all’esercizio che la Socogas attende dal Mit e dal Mise. 

LA VICENDA

La banchina, infatti, è indispensabile per l’attracco delle navi gasiere che dovranno scaricare il gpl nei tre bomboloni da 9000 mc e, senza di essa, l’impianto non può partire. Ma se l’Autorità portuale avesse detto di sì, allora l’autorizzazione all’esercizio sarebbe stata difficile da negare. Invece l’Autorità, che aveva sei mesi di tempo per rispondere, ma con il meccanismo del silenzio assenso, a metà novembre 2019, sul filo di lana della scadenza, aveva inviato alla Socogas un «preavviso di rigetto», quello che si potrebbe definire un mezzo no, motivato e argomentato ma, almeno in termini strettamente giuridici, non definitivo. L’Autorità sosteneva che la concessione della banchina non era possibile perché essa si trova ancora sotto sequestro (nell’ambito di un’indagine che non riguarda il deposito gpl) e perché ai due collaudi, statico e tecnico-amministrativo, cui era stata sottoposta in passato, mancavano ancora alcuni adempimenti. Secondo la Socogas era stato, invece, proprio quel sequestro, peraltro parziale, della banchina, a impedire la conclusione dei collaudi, di cui, quindi, l’azienda non aveva alcuna responsabilità. A gennaio 2020, in assenza di ulteriori comunicazioni da parte dell’Autorità Socogas ha presentato il suo ricorso al Tar, sostenendo che, ormai, erano trascorsi i termini del silenzio assenso, e chiedendo un termine per la risposta definitiva. Il Tar, il 4 maggio scorso, aveva fissato i 30 giorni di tempo al termine dei quali è arrivato il niet dell’Autorità. A questo punto potrebbero aprirsi due strade: ulteriori ricorsi amministrativi da parte della Socogas, oppure una decisa virata progettuale sull’ipotesi pipeline, ovvero il rifornimento del deposito non più direttamente da navi gasiere, ma tramite una condotta alla quale le gasiere attraccherebbero al largo di Chioggia

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.