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“Il Veneto può ripartire con i 209 miliardi Ue Il Mose deve funzionare Fibra web per tutti”

Fonte: La Nuova Venezia del 23-07-2020

Ministro D’Incà, il premier Conte ha strappato un risultato storico al vertice Ue e l’Italia potrà spendere 209 miliardi, 81 dei quali a fondo perduto. Nasce anche il debito comune, ipotizzato fin dal 2008. C’è il timore che “Sistema Paese” non sia in grado di vincere la sfida perché le risorse arriveranno a primavera 2021. Quali sono le priorità per ripartire dopo il crac da pandemia Covid?«L’Italia è nelle stesse condizioni del dopoguerra: può progettare il suo futuro con 209 miliardi, il vero piano Marshall 2. Non è vero che i soldi arriveranno fuori tempo massimo. La Lega cavalca una polemica assurda. C’è un anticipo del 10% e alcune spese dell’emergenza Covid verranno rimborsate subito. Il piano Ue prevede che i progetti siano approvati entro il 2023 ed eseguiti entro il 2026. L’Italia ha vinto il braccio di ferro con l’Olanda e i “paesi frugali” perché ha messo in atto la miglior strategia nella lotta al Covid, con un piano di sanità pubblica eccezionale. Siamo a un passo dal traguardo del vaccino nato dalla sinergia tra un gruppo italiano e il Jenner Institute of Oxford. Il premier Conte ha ottenuto un risultato storico, ora si tratta di investire nella green economy e nella digitalizzazione: l’ecobonus al 110% è il primo passo concreto. Poi impiegheremo le risorse per la scuola, l’università e la ricerca per recuperare i ritardi».

Salvini dice che è un bluff e che l’Italia ha perso sovranità: lei come ribatte?«Salvini mi sembra un pugile suonato, non so cos’abbia imparato nella sua esperienza in Europa. So che brillava per assenteismo e sembra un marziano sceso dalla luna. Non ha mai capito i meccanismi dell’Unione Europea, ma non voglio stare qui a polemizzare con la Lega. Mi rivolgo agli imprenditori, ai professionisti e ai tecnici per costruire insieme un percorso che ci faccia uscire dalla crisi».In Veneto c’è grande preoccupazione per le ricadute sociali del Covid: a settembre molte aziende rischiano di portare i libri in tribunale.«Ho grande fiducia nella capacità di risposta alla crisi da parte delle aziende. Ma non ci sfugge la grande difficoltà di questo momento e proprio per questo il Governo questa sera si appresta a votare un nuovo scostamento di bilancio di altri 20 miliardi. Inoltre siamo pronti a far decollare il piano straordinario sulle grandi opere: sono 130 quelle fondamentali. Va tagliata la burocrazia per accorciare le procedure. In Veneto c’è una lista da completare in tempi rapidissimi, come la viabilità sulla Alemagna per i mondiali 2021 e le olimpiadi 2026 di Cortina. Credo che con il Mose abbiamo dato la prova concreta del cambio di passo tanto atteso: in pochi mesi le dighe mobili sono entrate in funzione e mi auguro che le prove di collaudo diano risultati positivi. Chiusa la stagione degli scandali, bisogna salvare Venezia dalle alluvioni: il Mose costa 6 miliardi allo Stato e va fatto funzionare in autunno».

Le grandi opere diventano infinite per la burocrazia: lei ritiene che il modello Genova si possa estendere anche il nuovo ospedale di Padova, progetto da 600 milioni per la cura, la lotta al Covid e la ricerca biomedicale?«Dedicheremo la massima attenzione al dossier del nuovo policlinico. Siamo pronti ad avviare il dialogo con il Comune di Padova, l’Università e la Regione sul nuovo progetto: in primis va coinvolto il ministero della Salute. La riorganizzazione degli ospedali è una delle priorità del governo e il piano anti-pandemia prevede risorse adeguate anche alla medicina del territorio, il vero modello vincente nel contrasto al Covid di cui siamo orgogliosi».Torniamo ai fondi Ue: la banda larga, la web economy con lo smart working sono ancora un miraggio nei piccoli paesi di montagna e non solo. In Europa si parla del diritto universale a internet gratis, ce la faremo? «Certo. La banda larga è l’infrastruttura più importante su cui costruire la svolta digitale della società. Con il lockdown si è capito che senza internet c’è il buio con la paralisi, invece il web e il pc assicurano la didattica per gli studenti e lo smart working da remoto per le professioni intellettuali. Ora bisogna accelerare le procedure per la posa dei cavi della fibra lungo le strade».Che tipo di approccio deve avere il sistema produttivo per raccogliere le opportunità del new green deal?«Apprezzo il genio degli imprenditori veneti che hanno sempre colto le opportunità dei mercati internazionali. Il Veneto ha bisogno di imprese che si sappiano riconvertire: 209 miliardi sono il piano Marshall con cui costruire un’economia ecocompatibile, guidata da quei giovani laureati oggi fuggiti all’estero ma pronti a rientrare in Italia appena sarà colmato il gap con gli altri Paesi. Non ci possiamo rassegnare alla fuga dei migliori cervelli».Ministro, lei è bellunese e sta aspettando l’elettrificazione della linea Fs Padova-Calalzo. Ma c’è anche il progetto del metrò Sfmr nel cassetto e pure la Tav. 

Potranno mai essere completati?«La qualità della vita è legata alla qualità dell’aria e delle acque: il Pm10 in Veneto fa paura e bisogna ridurre il traffico privato e i treni sono fondamentali. Così per i Pfas che avvelenano 3-4 acquedotti. Se penso ai miliardi sprecati sulla Pedemontana veneta mi vengono i brividi, per non parlare degli scandali del Mose. Ci vuole una classe politica nuova, il governo Conte apre la finestra su un Veneto che può guadare all’Europa senza restare schiavo dei localismi retrò cavalcati dalla Lega».A proposito di bandiere, la Lega ha cavalcato il caso Benetton come una sorta di esproprio. Un’azienda simbolo di Treviso punita dal governo M5S-Pd: lei che dice?«Basta con le bugie e la propaganda. Purtroppo c’è stata una tragedia immane: 43 morti per il crollo del ponte Morandi a Genova. Su quel disastro c’è un’inchiesta della magistratura ma il dato politico è chiaro: il ponte è crollato per la cattiva manutenzione e quindi non c’è alcun esproprio. Il governo ha voluto far capire che in Italia chi sbaglia paga: se al posto di Benetton-Atlantia a gestire Aspi ci fosse stato un altro gruppo, la decisione sarebbe stata analoga. Le autostrade vanno gestite in modo corretto, oppure tornano nelle mani dello Stato. Che con la Cassa depositi e prestiti vuole avviare una fase nuova, nell’interesse degli utenti che pagheranno pedaggi meno cari. Il modello da seguire si chiama Finmeccanica». 

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