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Impianto di Fusina, i comitati preparano un ricorso al Tar

Fonte: Il Gazzettino del 08-03-202

Si profila un ricorso al Tar contro il progetto del nuovo impianto di trattamento di rifiuti progettato da Ecoprogetto – società del Gruppo Veritas – a Fusina. Lo annunciano i 13 comitati che contestano il progetto che l’altro giorno ha ottenuto l’approvazione del Consiglio di Bacino di Venezia Ambiente, l’ente di programmazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani nei 44 Comuni del territorio metropolitano di Venezia, più il Comune di Mogliano Veneto. 

LA POLEMICA

È proprio contro questo organismo, composto dai sindaci o dagli assessori delegati dei Comuni che si rivolgono gli strali dei comitati per i quali «è stata calpestata la democrazia», ovvero la possibilità di discutere pubblicamente del progetto. «Nessun sindaco di nessuna amministrazione – scrivono i comitati che domani si riuniranno per decidere le prossime mosse da prendere – si è preso la briga di organizzare incontri pubblici per informare i cittadini, né tanto meno sono stati investiti del problema i Consigli comunali». Ma ce n’è anche per il sindaco Luigi Brugnaro e la sua maggioranza che giovedì scorso a Ca’ Farsetti hanno rinviato il dibattito sulle due mozioni presentate in relazione al progetto di Fusina. Un fronte trasversale che, per i comitati, va dal centrodestra – con la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – alle forze centriste fino al Partito Democratico. Ma il voto favorevole, ribatte Veritas, sarebbe giustificato da alcuni punti di forza del progetto valutati positivamente dal Consiglio di Bacino di Venezia Ambiente: «Prima di tutto la flessibilità – scriveva l’altro giorno l’azienda multiutility – che consentirà ai Comuni di attuare politiche di riduzione della quantità dei rifiuti». Poi la possibilità di «aumentare ulteriormente la quantità di materiali differenziabili e riciclabili, fino ad arrivare al 76% di media territoriale e al 65% nei Comuni del Litorale». Il terzo punto di forza del progetto identificato dal Bacino è «la possibilità di diminuire la quantità dei cosiddetti sovvalli (gli scarti), con conseguente riduzione dei costi per il loro smaltimento». Temi che non convincono i comitati, che temono che il nuovo impianto progettato a Fusina, destinato al trattamento di combustibile solido secondario – rifiuti non riciclabili – finisca per impiegare una quantità superiore di materiale rispetto quanto comunicato, estendendo la provenienza ad aree esterne a quella veneziana. In particolare i fanghi contaminati da Pfas provenienti dal Vicentino. Il progetto è ora all’attenzione della commissione regionale per la valutazione d’impatto ambientale.

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