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In 1.500 per la catena dei no

Fonte: Il Gazzettino del 13-06-2020

 Il segno che Venezia si sta gradualmente avviando verso una vita normale lo si vede anche da questo: è ripresa la voglia di protestare e di riempire le rive per le cose in cui si crede. I No grandi Navi sono tornati a manifestare alle Zattere, riempiendo la parte della fondamenta che va dal rio di San Trovaso a San Basilio, srotolando uno striscione lungo 300 metri. E poi, con un corteo fino alla punta della Dogana per occupare l’intera riva sud della città. Vasta la partecipazione, circa 1.500 (circa mille secondo la Questura e i Carabinieri) persone di tutte le età, comprese famiglie con bambini, e anche una trentina di imbarcazioni con bandiere e striscioni al grido di Venezia Fu-Turistica.

NO ALL’INCENERITORE

Questa volta, però, le navi c’entravano molto poco visto che ci ha pensato la pandemia da Covid-19 a fermarle almeno fino a settembre. La protesta era contro l’impianto di termovalorizzazione che Veritas ed Ecoprogetto intendono realizzare a Fusina per bruciare il combustibile ricavato dalla gestione del rifiuto residuo dopo un ciclo di trattamento. Questo combustibile era utilizzato in precedenza dalla centrale elettrica Palladio dell’Enel, ma dopo la riconversione dell’impianto da carbone a gas, a Veritas servirebbe un impianto per ricavare energia dai rifiuti. «Al di là delle belle parole, quello è un inceneritore – hanno detto i manifestanti – e non vogliamo che distrugga il nostro futuro. Abbiamo esposto lo striscione più lungo della storia di questa città per dire un secco no a chi vorrebbe ricominciare tutto come prima, con lo sfruttamento della città e la speculazione». Infatti, la manifestazione ha coalizzato molteplici anime: dai No 5G , agli ambientalisti, ai comitati per i beni comuni e quelli contro la cementificazione del territorio e la monocultura turistica. A catalizzare l’unione, i centri sociali Rivolta di Marghera e Morion di Venezia, con i loro leader storici, Michele Valentini e Tommaso Cacciari.

UNA CITTÀ DIVERSA

Questo il testo del cartellone: Venezia rinascerà se tutti insieme lottiamo per costruire un nuovo modello di città. Contro la monocultura turistica per la residenzialità l’istruzione l’ambiente il lavoro. «L’inceneritore è il modello che va abbandonato – ha detto Cacciari – e tra l’altro si punta a bruciare i rifiuti di mezzo Veneto in una zona come Porto Marghera su cui si intende mettere una pesante ipoteca sulla possibile riconversione di quell’area. Sarà la battaglia dei prossimi anni. Questo è solo il primo atto». «Tantissima gente ha gridato che vuole una città diversa – ha aggiunto Valentini – una città che non sia preda del turismo di massa, di opere che distruggono l’ambiente, ma una città che mette al primo posto la qualità della vita. Per noi che veniamo da Marghera, assume grande rilevanza la battaglia contro l’inceneritore. Una decisione presa durante il periodo di lockdown, senza discussione in città. La popolazione ha però detto che non vuole questo ecomostro. La scorsa settimana a Marghera con 600 persone e ora a Venezia con migliaia di persone. La battaglia è appena cominciata e riguarda il futuro della città e se pensano di andare avanti lo stesso ci metteremo di traverso». A solidarizzare con i manifestanti anche il candidato sindaco Giovanni Andrea Martini e le consigliere comunali Monica Sambo, Elena La Rocca e Sara Visman.

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