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In ferie duemila comunali, scontro sul lavoro agile

Fonte: Il Gazzettino del 13-03-2020

Da oggi a martedì, tutti i dipendenti non indispensabili (più di 2mila persone su circa 2mila 700) del Comune resteranno a casa, in ferie o permesso. E una soluzione analoga è stata pensata per la Città metropolitana. Restano a presidiare Ca’ Farsetti e le sedi di Mestre direttori, dirigenti posizioni organizzative. E poi saranno operativi tutti i servizi come Protezione civile, vigili urbani, anagrafe (aperti solo gli uffici di Venezia e Mestre) Stato civile, protocollo, Servizi sociali e poi il pronto intervento stradale nel caso in cui ci fossero problemi. Così il Comune ha inteso affrontare la questione legata alla salute dei suoi dipendenti in modo drastico, con una circolare che in questo momento non prevede il lavoro da casa. Questa però è la strada che i dirigenti dovranno approfondire durante questi giorni, per consentire l’applicazione dello smart working a quanti più dipendenti possibile, forse già da mercoledì. Già in questi giorni, comunque, da Ca’ Farsetti fanno sapere che sono state concesse ferie e permessi a 500-600 dipendenti.

LA DIFFIDA

La decisione di lasciare a casa più di duemila persone da oggi è stata comunicata nel pomeriggio, dopo che da giorni Ca’ Farsetti ha ricevuto ripetute richieste di attivazione delle procedure di smart working, inizialmente respinte, e qundi ammesse, ma soltanto nel limite di 1-3 giorni la settimana. «Ancora oggi tantissimi lavoratori attendono di ricevere una risposta in merito alla domanda di smart working», lamenta la capogruppo del Pd in consiglio comunale, Monica Sambo, denunciando la mancanza di lungimiranza, di fronte a centinaia di persone costrette a spostarsi per recarsi al lavoro. «Non è più accettabile quello che sta avvenendo» polemizza la Cgil funzione pubblica in un comunicato nel quale annuncia di aver formalmente diffidato il Comune affinché «vengano attuate tutte le prescrizioni previste dal Governo», compresi dispositivi di protezione personale, come guanti e mascherine, e sistemi di prenotazione delle attività di front office per ridurre il rischio di assembramento di pubblico negli uffici.

CLIMA DI INCERTEZZA

Un’altra diffida è stata depositata dal sindacato Cobas, il quale evidenza i rischi a cui l’amministrazione «espone se stessa e i suoi lavoratori nel procedere con la lentezza che sta dimostrando, invitandola a cambiare velocemente marcia e posizione, nella speranza che non sia già troppo tardi». Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno chiesto a Ca’ farsetti in rispetto rigoroso delle disposizioni del governo e annunciano la richiesta di sospensione dell’attività lavorative «nelle realtà che non garantiscono i requisiti di sicurezza». Contro gli amministratori anche la Rsu comunale che ha chiesto a Ca’ Farsetti l’avvio di un confronto sindacale. «Non si capisce perché il Comune di Venezia ponga resistenza alla concessione dello smart working – polemizza il deputato Pd Nicola Pellicani – Il Comune è rimasto inattivo per tutta la settimana, alimentando un clima di incertezza: lo smaltimento delle ferie è previsto dalla circolare del Ministro, ma non è accettabile un atteggiamento così ostile nei confronti del lavoro agile». «È sbagliato non favorire il lavoro a distanza – denuncia il sottosegretario all’Economia e candidato sindaco di Venezia, Pier Paolo Baretta – Non si capisce il motivo di queste resistenze trattandosi di un modo per ridurre il rischio del contagio assicurando il massimo della produttività possibile».   – Prenotazioni in stallo A rischio 20 mila postiPrenotazioni in stallo per i mesi estivi, una pioggia di disdette per le prossime settimane e strutture ricettive completamente bloccate. L’emergenza Covid-19, rischia di mandare a picco il turismo. Con un doppio impatto: da una parte quello per le attività e dall’altra con le ripercussioni a livello occupazionale. A finire in bilico è la posizione dei circa 20 mila lavoratori stagionali in servizio sulla costa veneziana tra camerieri, baristi, personale degli hotel e commessi nei vari negozi. Nella migliore delle ipotesi, almeno la metà rischia di iniziare la stagione con un ritardo di oltre un mese. Soprattutto se le misure di contenimento dei contagi daranno gli effetti sperati. Nel caso contrario, le conseguenze rischiano di essere ancora più pesanti.

GLI AMMORTIZZATORI

Di certo il rinvio della stagione si tradurrebbe in una diminuzione del reddito. Senza dimenticare che in questo modo verrebbero meno i giorni lavorativi necessari per poter accedere alla Naspi, l’ex assegno di disoccupazione utilizzato dai lavoratori stagionali nei mesi invernali. Per questo da Cavallino-Treporti a Bibione, si sono moltiplicati gli appelli al Governo affinché vengano concessi degli ammortizzatori sociali. Ma anche nelle deroghe per quanto riguarda i requisiti necessari per il raggiungimento della stessa Naspi. «La situazione è pesantissima commenta Angelo Faloppa, presidente di Confcommercio San Donà-Jesolo – L’incertezza del momento ha fatto registrare una lunga serie di disdette, almeno fino a Pasqua. Per il resto dell’estate si continua a rimanere in attesa e molto dipenderà da cosa accadrà nei prossimi giorni. È ovvio che tutto questo si tradurrà in un calo occupazionale: se tutto andrà bene la stagione inizierà in ritardo e solo in quel momento potranno avvenire le assunzioni. Da giorni, al Governo chiediamo un’attenzione specifica alle imprese e ai lavoratori stagionali, servono ammortizzatori sociali mirati per l’intero comparto turistico. Ribadiamo la necessità di un sostegno diretto alle imprese e ai lavoratori stagionali».

SINDACI UNITI

Sulla stessa direzione la sindaca di Cavallino-Treporti, Roberta Nesto, che ha chiesto un’azione unitaria da parte della conferenza dei sindaci della Costa Veneta: «Dobbiamo salvaguardare il lavoro sottolinea questa oggi deve essere la nostra priorità. Lo Stato deve assicurare tutto il necessario sostegno alle aziende e ai lavoratori: oggi ci sono migliaia di lavoratori stagionali che vedono il loro posto a rischio. Non dobbiamo permettere che ciò accada. Servono delle forme di sostegno che lavoreranno meno mesi rispetto al passato: la storicità occupazionale deve essere un criterio di riferimento per concedere la Naspi. Dopodiché sarà necessario rafforzare la promozione turistica in Italia: il mercato italiano dovrà diventare un punto di riferimento importante». Intanto a sancire ufficialmente l’avvio posticipato della stagione sono i camping di Cavallino-Treporti che ieri hanno annunciato il rinvio dell’apertura al 16 maggio. «Il territorio spiegano presidenti di Assocamping e Parco Turistico, Francesco Berton e Paolo Bertolini – sta vivendo questo particolare momento con responsabilità e consapevolezza, seguendo le direttive delle istituzioni. Quanto sta accadendo è per tutti motivo di preoccupazione, ma siamo fiduciosi in un’evoluzione positiva e in tempi ragionevoli». Per il momento, quindi, la nuova data che dovrebbe segnare l’arrivo dei turisti sulle strutture ricettive del litorale di Cavallino-Treporti, è fissata al 16 maggio. «Al di là delle disdette richieste dagli ospiti aggiunge Bertolini – le stesse strutture hanno dovuto procedere a disdire le prenotazioni dei clienti che desideravano venire da noi già ad aprile. L’apertura forzata al 16 di maggio comporta, da parte delle aziende, la comunicazione agli ospiti della ritardata apertura della stagione, con conseguente storno delle prenotazioni. Speriamo e ci auguriamo nella pronta guarigione dell’Italia e dell’Europa per riuscire quantomeno a gestire l’alta stagione». A favore della località può certamente giovare l’alta fidelizzazione degli ospiti, che di anno in anno continuano a prediligere le strutture d’eccellenza del territorio, e tanti per tale ragione vengono anche premiati dall’Amministrazione quali Ambasciatori del turismo. «Sentiamo la vicinanza degli ospiti affezionati conferma Francesco Berton, presidente di Assocamping che per ora non disdicono le loro prenotazioni, ma attendono che l’emergenza passi per poter trascorrere le vacanze all’aria aperta a Cavallino Treporti». – Riconverte l’azienda e produce mascherine: boom di ordini

Sedici ore di lavoro al giorno con tre turni di produzione per cercare di soddisfare quante più richieste possibili. Da poco più di un mese la ditta Blu Service di Caorle, azienda specializzata nella realizzazione di coprimaterassi e altra biancheria usa e getta per hotel, campeggi e residence, ha introdotto anche la produzione di mascherine chirurgiche in tessuto a tre strati. A lanciare l’idea sono stati gli stessi proprietari dell’azienda, i due fratelli Gabriele e Rachele Bravin. «L’intuizione ammette Gabriele, tra i leader dell’Asd Jesolo, squadra di calcio della città balneare è stata di mia sorella, che spesso viaggia in Cina e in altri paesi orientali. A fine gennaio, quando si iniziava a parlare di Covid-19, ha notato le prime persone con la mascherina negli aeroporti. Da quel momento è scattata l’intuizione: anche sulla spinta di alcuni rappresentanti che vendono anche articoli sanitari, abbiamo deciso di provarci. E’ bastato consultarci in famiglia e abbiamo deciso di avviare la produzione». Fondamentali, in questo senso, le conoscenze acquisite negli ultimi 15 anni con le altre linee di produzione. «Siamo partiti da una considerazione semplice aggiunge Gabriele – l’esperienza non ci manca e il tessuto necessario per la produzione era già a nostra disposizione. E’ bastato acquistare dei macchinari nuovi e siamo partiti, realizzando delle mascherine di tipo chirurgico a tre stati, che permettono alle persone sane di proteggersi da eventuali contagi. Naturalmente, a livello di produzione i risultati ottenuti sono sorprendenti vista l’evoluzione del Covid-19». Non a caso l’azienda in pochi giorni da un solo operaio è passata ad averne cinque. «Ora abbiamo richieste per 100 mila mascherine al giorno continua Gabriele ma ad oggi riusciamo a produrne 35 mila, con tre turni di lavoro dalle 7 del mattino alle 11 di sera. Abbiamo richieste da tutta Italia: quella più recente è arrivata da un’azienda sanitaria della Toscana. Noi cerchiamo di dare priorità agli ospedali e alle associazioni». Il tutto con un’attenzione particolare ai costi: «Da parte nostra conclude Gabriele non c’è alcuna forma di speculazione. Stiamo parlando di un prodotto artigianale e fatto completamente a mano e in Italia, dove i costi di lavorazione sono più alti rispetto all’estero. Il nostro prezzo di vendita si attesta a circa un euro. I rivenditori hanno poi ricariche limitate, sempre con l’obiettivo di dare un servizio ai cittadini». – Don Armando: «Oggi gli anziani sono agli arresti domiciliari» E gli anziani come vivono questo periodo, costretti in casa tutto il giorno? Alcuni, sempre meno, escono giusto il necessario per fare le spese. Tanti se le fanno portare, spesso in maniera fugace. Gli incontri con i familiari sono possibili solo per motivi di assistenza. Non vanno dimenticati, poi, i non autosufficienti ricoverati nelle case di riposo e magari costretti a letto che, purtroppo, in questa fase non possono neanche ricevere una visita. Per chi è più avanti con gli anni, sembra rispolverarsi il motto epicureo vivi appartato. Lo sanno bene ai Centri don Vecchi, i condomini protetti dove risiedono oltre 500 anziani in buona salute. Tra loro, a Carpenedo, c’è anche don Armando Trevisiol che domenica compirà 91 anni: se quella dell’anno scorso, per il conto tondo, era stata una festa in grande stile, quella di quest’anno sarà una giornata, suo malgrado, di solitudine.

«AGLI ARRESTI»

Don Armando, come sta? «Mi sento in isolamento forzato, quasi agli arresti domiciliari. Esco solo per andare in cimitero ad aprire e chiudere le due chiesette. Siccome i funerali sono vietati, benedico qualche salma all’obitorio o prima della sepoltura. Poi torno a recludermi». Come trascorre la sua giornata? «Prego e leggo tanto. L’ultimo libro che ho appena finito tratta dei danni che il mondo digitale provoca sui giovani. La tv, invece, la guardo sempre meno. Tutti i canali e tutte le trasmissioni a tutte le ore parlano sempre e solo di coronavirus. Comincia un po’ a pesare. Fa venire ansia. Quasi quasi ho nostalgia dei dibattiti dei politici, il che è tutto dire».

SENZA FUNERALI

Che ne pensa di questa emergenza? «Da prete rispondo di rimetterci alla misericordia del Signore. Spero che venga una gran bella pioggia che spazzi via tutto. E mi auguro che l’aumento delle temperature per l’arrivo della primavera favorisca la svolta». Si diceva dei funerali vietati: come la prende la gente? «Male. A chi ha perso una persona cara manca la possibilità di celebrare la Messa di commiato cristiano. Pur essendo un momento di dolore e di sofferenza, è comunque un momento in cui ci si raccoglie per il congedo e per condividere un messaggio di vicinanza e di speranza: forti, per chi ha fede, della prospettiva della vita eterna. Una semplice benedizione non è la stessa cosa». Torniamo ai Don Vecchi: da tre settimane la Fondazione Carpinetum ha adottato delle regole così severe che qualcuno li definisce un bunker. «In effetti sembra che siano diventati delle prigioni, dove ogni anziano ha la sua celletta da cui può evadere solo per fare una breve passeggiata. Per fortuna c’è un bel giardino interno. Tutti, comunque, hanno compreso che le regole sono per il bene, così sono tutti ligi e obbedienti. I residenti devono portare la mascherina. La devono indossare anche i parenti che possono venire solo per motivi validi. Senza, restano fuori». Che clima si respira? «Triste. Non c’è più vita comunitaria: chiusi il bar e il ristorante, tolte le sedie e le poltrone dai salotti, non c’è più modo di stare insieme. Questa povera gente aveva tanto bisogno di farsi compagnia. Adesso ognuno deve starsene nel suo alloggio, parliamo di neanche 50 metri quadrati, mica di una reggia. La gente è spaesata perché si sente condannata all’isolamento. Mi dicono che è stata istituita una chat, termine che non mi appartiene, dove si possono fare domande o indicare problemi. La conversazione personale, diretta, non esiste più». Anche i magazzini solidali, giocoforza, sono chiusi a data da destinarsi. «Funziona solo il banco della frutta e verdura dove si può entrare uno per volta e mantenendo la distanza del metro. Per tutto il resto speravamo di poter riprendere a breve, ma non sarà così. Mi manca molto l’incontro e il dialogo con i volontari in quella che era la nostra quotidianità». Domenica è il suo compleanno, 91 candeline: come lo trascorrerà? «Non farò niente di che. So che ancora una volta verrà trasmessa in tv la messa del patriarca, che stavolta celebra in Duomo, e la guarderò volentieri. Per la festa rinviamo a quando sarà passata l’emergenza, a Dio piacendo. Vorrà dire che festeggeremo il mio compleanno e soprattutto l’addio al coronavirus. Nel frattempo, raccogliamoci in preghiera».  

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