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In tanti sull’orlo del fallimento “serve subito manovra choc

Fonte: Il Gazzettino del 15-03-2020

 Aeroporto con mille lavoratori in Cassa integrazione, Fincantieri che chiude per due settimane (e solo a Marghera ha quasi 4 mila lavoratori tra diretti e indotto), il porto crociere della Marittima che chiude da domani fino al 3 aprile. Sono i giganti dell’economia veneziana, quelli che anche non volendo fanno notizia, ma dietro a loro c’è l’intera economia del territorio che arranca o è paralizzata e ci sono aziende che, se non arrivano in fretta gli interventi statali, falliranno nel giro di un paio di mesi.

ANALISI SPIETATA

L’analisi è spietata ma serve a capire che bisogna reagire e che il Governo deve intervenire subito perché è già in ritardo: «Il ricorso alla Cassa integrazione è una marea che sale senza accennare a stabilizzarsi per il momento – afferma il presidente di Confindustria Venezia Rovigo Vincenzo Marinese – Tutti stanno soffrendo, tranne alcuni settori che comunque lavorano: mi riferisco, ad esempio, a chi produce per il comparto medico e che opera a pieno regime, alle aziende che fanno solo componentistica, agli impianti industriali che, anche se riducono le attività meno importanti, continuano ad operare. Per il resto, partendo dal terziario avanzato e dai servizi legati soprattutto al turismo, è tutto fermo, come la manifattura: il calzaturiero, per fare un esempio, ha perso il 25%, chi realizza grandi impianti chiavi in mano per le fabbriche di mezzo mondo è paralizzato, la moda è bloccata perché i negozi sono chiusi, e il mercato estero, che vale più di 400 miliardi, è fortemente rallentato». Questo, in sintesi, è il panorama desolante della nostra economia. E se ci si gira per guardare il versante degli interventi necessari per sostenerla e per permetterle di sopravvivere in attesa dell’uscita dall’emergenza, la situazione è sconsolante, almeno per Simone Venturini, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Venezia: «Sono tre settimane ormai che stiamo aspettando il decreto interministeriale che deve rispondere alle richieste dei territori per mettere in sicurezza l’economia, come ha fatto la «Germania con un’iniezione di 550 miliardi di euro. In Italia tra un po’ facciamo un mese e l’unica risposta arrivata è quella nota striminzita che permette di rinviare il pagamento di oneri fiscali, acqua fresca perché non dice nulla di mutui, cassa integrazione per le aziende con meno di cinque dipendenti, leasing, tutti costi che gli imprenditori devono continuare a sostenere mentre registrano entrate pari a zero».
SULL’ORLO DEL FALLIMENTO

Venturini racconta dei bar, dei piccoli commercianti che sono ormai sull’orlo del fallimento perché non incassano un centesimo e, specie in centro storico, devono continuare a pagare affitti stratosferici: «E a tutte queste persone non bastano più gli annunci o i video dal salotto di casa di ministri e sottosegretari con promesse e frasi del tipo stiamo studiando stiamo lavorando a stiamo pensando. I provvedimenti erano necessari già tre settimane fa, dovevano essere contemporanei alle prime restrizioni. Sembra non abbiano le idee chiare, vogliono fare un decreto monster che contenga tutto, comprese le misure per il futuro, ma intanto dovrebbero fare le cose necessarie subito: ossia gli interventi che le grandi città e le regioni hanno elencato e che servono a dare tranquillità a chi è costretto a non lavorare, a far sentire che lo Stato gli è vicino. Come ha fatto la Germania che ha messo sul piatto 550 miliardi di euro».Presidente e assessore sono d’accordo sul fatto che serve una manovra choc: «Dobbiamo dare liquidità alle aziende e non possiamo basarci solo sulle banche, che altrimenti rischiano di scoppiare. E tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, devono lavorare all’unisono» dice Marinese. «L’Europa oggi ha detto che è disposta a dare all’Italia quel che chiede, a patto, però, che i soldi li spenda decentemente, li impieghi per la ripartenza e non per prendere voti com’è stato fatto negli ultimi sessant’anni – aggiunge Venturini – Serve un piano industriale serio per ottenere gli aiuti europei».   – Chiusi 5 mila posti letto, in stazione riecco i balordi. Quasi cinquemila posti letto chiusi da un giorno all’altro, e l’area attorno alla stazione torna ad essere terra di nessuno, anzi di spacciatori e sbandati. Quelle strutture, che qualcuno contesta perché hanno riempito di cemento i terreni fonte binari, sono un presidio potente contro il degrado. E la gente se ne accorge in questi giorni quando, a causa dell’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia coronavirus, la maggior parte delle strutture ricettive sorte in questi ultimi anni ha chiuso i battenti. 

GUARDIE ARMATE

Assicurano un presidio minimo per qualsiasi evenienza e pagano guardie armate di notte per tenere lontana la fauna che è tornata ad appropriarsi dei dintorni della stazione. Come la sera del 12 novembre scorso, quando una bufera fece crescere la marea a Venezia fino a 187 centimetri travolgendo il centro storico e le isole, in quella zona ormai ci sono solo senzatetto, sbandati che non sanno dove altro andare e magari sperano di tirar su qualche soldo per mangiare, e spacciatori: già perché per i tossicodipendenti il Covid-19 è l’ultimo dei pensieri, e in un quadro economico disastroso l’economia della droga non prevede cassa integrazione. Le forze dell’ordine, e in particolare in quella zona la Polfer, fanno tutto quel che possono: ma se fermano una persona qualsiasi e la trovano fuori rotta rispetto all’itinerario previsto, la denunciano e il reato rischia di finire nella fedina penale creando grossi problemi per il futuro; se invece fermano uno spacciatore o un senzatetto, il giorno dopo se lo ritrovano in giro perché non c’è modo di tenerli lontani. In zona stazione tiene aperto l’hotel Bologna perché la proprietà non aveva chiuso nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, in via Ca’ Marcello rimangono aperte le strutture senza personale che offrono appartamenti, come l’anglo-irlandese Staycity specializzata nei residence per famiglie. Per il resto da un paio di giorni è tutto chiuso e fa davvero un effetto straniante perché è vero che tutta la città è praticamente vuota ma nell’area della stazione ci si era abituati a vedere la vita pulsante portata dai turisti provenienti da mezzo mondo che aveva spazzato via buona parte del degrado, anche se a fatica. Adesso che i turisti sono scomparsi, rimangono in giro, appunto, solo gli sbandati e i criminali. E anche se non appartengono a queste due categorie, le persone che cercano stanze in albergo in questo periodo, in cui la maggior parte delle attività sono bloccate, sono comunque guardate con sospetto.

LE PROSPETTIVE

Per ora la chiusura delle strutture ricettive è stata decisa fino al 3 aprile, e le proprietà e i dirigenti monitorano quotidianamente la situazione per capire se sarà sufficiente o se dovranno prolungare il fermo: dipenderà da come reagirà il Paese e, soprattutto, da come reagiranno gli altri Stati perché, se anche passa l’emergenza ma non arrivano turisti, il risultato finale non cambia dato che le strutture attorno alla stazione sono nate proprio per dar da dormire, a prezzi più contenuti rispetto al centro storico, alle persone che vogliono visitare Venezia e magari anche altre località del Veneto come la Riviera del Brenta, Padova, il lago di Garda, Verona e via di seguito. 

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