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Incendio alla 3V Sigma, tre mesi per conoscere la verità

Fonte: Il Gazzettino del 08-07-2020

Novanta giorni per indagare cause e sviluppo dell’incendio scoppiato nello stabilimento della 3V Sigma di Porto Marghera, lo scorso 15 maggio, quando rimasero ustionati due operai e si sviluppò un’impressionante colonna di fumo nero. Tempi e compito che il sostituto procuratore Giovanni Garparini ha dato al suo consulente tecnico, individuato nel chimico veneziano Giampietro Zucchetta, una vasta esperienza di perizie alle spalle. L’affidamento dell’incarico è avvenuto ieri, in Procura, alla presenza degli avvocati dei quattro indagati, che hanno nominato a loro volta i propri consulenti. Sul registro degli indagati della Procura sono stati iscritti tre tra responsabili e rappresentanti della 3V Sigma – la ditta bergamasca di prodotti chimici, proprietaria dello stabilimento al confine con il Petrolchimico di Porto Marghera – nonché il legale rappresentante della Generalmontaggi di Terni, ditta che si occupa di saldature e gestisce in appalto la manutenzione dell’impianto della 3V Sigma. I quattro sono accusati, a vario titolo, di incendio colposo e lesioni colpose. Nel rogo rimasero coinvolti due operai della Generalmontaggi, un romeno e un indiano entrambi trentenni e residenti a Terni, ricoverati subito dopo l’incidente negli ospedali di Padova e Verona con ustioni sul 30 e 50 per cento del corpo. Le loro condizioni sono in miglioramento.

LA RICOSTRUZIONE

Ora sarà proprio la consulenza tecnico-dinamica affidata a Zucchetta a dover chiarire le cause dell’incendio e di conseguenza le eventuali responsabilità. La mattina del 15 maggio, poco dopo le 10, i due dipendenti della Generalmontaggi stavano lavorando su una conduttura di un serbatoio di meta-toluidina da mille metri cubi, in una zona che più volte era finita nel mirino dei sindacati proprio per la scarsa sicurezza. Lo scoppio arrivò all’improvviso e una vampata investì i due saldatori. A contenere l’incendio, quel giorno, contribuì anche la pioggia. Poi comunque, per chiudere ogni focolaio, ci vollero giorni di lavoro da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici di Arpav. «Un evento di notevole portata ambientale» lo ha definito l’Arpav nel suo recente rapporto, che «ha presentato ricadute in un’area vasta». Il più colpito il canale Industriale Ovest, dove si riversarono le acque di spegnimento causando una moria di pesci. Vento e pioggia poi favorirono la dispersione.

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