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Inceneritore sì o no La città si spacca sull’impianto di Fusina

Fonte: La Nuova Venezia del 16-06-2020

Sbarazzarsi dei rifiuti urbani che non si riescono a riciclare facendoli diventare una risorsa energetica. Proprio come dice l’antico detto popolare: prendere due piccioni con una fava. È quanto ha deciso di fare Veritas – la multiutility che gestisce il ciclo dei rifiuti nel veneziano – con il contestato progetto che ha appena avuto il parere positivo della commissione regionale per il Via. Ora è solo in attesa del decreto della regione con l’autorizzazione (Aia) finale che permetterà l’avvio dei lavori di potenziamento dell’inceneritore a recupero energetico di Fusina, in modo da poter utilizzarlo per bruciare i rifiuti solidi non riciclabili raccolti da Veritas, trasformandoli in Css (combustibile solido secondario) che oggi in parte viene mischiato al carbone nella centrale Enel di Fusina e in parte avviato, a caro prezzo, all’incenerimento in impianti fuori regione o all’estero. L’urgenza di Veritas è dettata anche dal fatto che la centrale a carbone e Css dell’Enel (Palladio) sarà riconvertita presto al gas. Gli ambientalisti – che nei giorni scorsi hanno organizzato varie iniziative contro l’inceneritore e altre sono in programma per le prossime settimane – sostengono che questo progetto finirà per aggravare con nuove emissioni l’inquinamento dell’atmosfera, già compromessa dallo smog, e disincentiva l’obbiettivo del riciclo totale dei rifiuti. Pure la municipalità di Marghera – a differenza del Comune di Venezia – lo contesta e con un voto unanime in consiglio ha chiesto alla Regione e a Veritas di sospenderlo e modificarlo «nella massima trasparenza». 

LA POSIZIONE DI VERITAS 

«L’impianto che attraverso la società controllata Ecoprogetto abbiamo chiesto di realizzare a Fusina», ripete da settimane Veritas, «è stato progettato per recuperare energia dalla combustione di legno non riciclabile o Css ricavato dalla lavorazione del rifiuto secco raccolto in provincia di Venezia e nel Comune di Mogliano, oltre a fanghi da depurazione civile con lo scopo di dare attuazione al programma di economia circolare europeo, in particolare al decarboning, la riduzione dell’uso dei combustibili fossili, non rinnovabili, e quindi di emissioni di CO2». «Il progetto», aggiunge Veritas, «mette Venezia nelle condizioni di accogliere le sfide di tutela ambientale e di modernità che il mondo sta chiedendo per salvaguardare la salute dei cittadini». La multiutility ha spiegato, in più occasioni, rispondendo alle critiche di ambientalisti e comitati, che si tratta «di un impianto in linea con le migliori tecnologie, rispettoso delle norme e perfino delle disposizioni dell’Istituto superiore di sanità e di Ispra». L’impianto – ha fatto sapere la società rispondendo alle critiche – è dimensionato esclusivamente sulla produzione dei rifiuti raccolti nel territorio e l’unico scopo della sua apertura è evitare emergenze ambientali legate allo smaltimento dei rifiuti e mantenere stabile la tariffa di smaltimento». In quanto alla denuncia degli ambientalisti sulla presenza di Pfas nei fanghi da depurazione civile, l’azienda ha spiegato che «la letteratura scientifica (ultimo uno studio americano) dimostra che i Pfas si degradano a temperature inferiori rispetto ai mille gradi previsti a regime per l’impianto di Fusina». 

GLI AMBIENTALISTI

Ma il timore delle associazioni e dei comitati è che con la realizzazione del progetto l’ inceneritore sarà sovradimensionato e capace, quindi, di attirare rifiuti da bruciare provenienti da tutta la Regione. Non solo, per i comitati la diminuzione notevole dei turisti per i prossimi due anni – come conseguenza del coronavirus – e dunque la conseguente riduzione dei rifiuti da smaltire, non ne giustifica la necessità. «Ugualmente per i fumi», sostiene il cartello di associazioni e comitati, «si riconosce lo sforamento delle concentrazioni per diversi inquinanti, come Pm 2,5, NOx, Benzo(a)pirene, o comunque un incremento significativo dei livelli di altri composti organici rispetto ai valori attuali, come le diossine». E a proposito dei Pfas il fronte del no parla di «rischi derivati dall’incenerimento di queste sostanze e sulla mancanza di studi scientifici approfonditi». E ancora: «Le prescrizioni della Commissione Via che accompagnano il parere positivo al progetto di Veritas, sono assolutamente blande se non del tutto inesistenti». «Ad esempio», spiegano, «per la Linea 1, quella già realizzata e che potrebbe entrare in funzione nel giro di pochi mesi, la Commissione regionale per il “Via” avvalla la sua accensione ma rimanda l’installazione dei filtri più tecnologici di almeno diciotto mesi». «Per quanto riguarda i rischi sanitari», aggiunge il fronte ambientalista, «ci si accontenta della misera richiesta dell’Usl 3 di adottare un sistema di monitoraggio in continuo dei micro inquinanti da usare sulle linee in funzione; ma solo a turnazione; mentre in merito alle campagne di monitoraggio delle ricadute queste saranno limitate ai punti già individuati e distanti appena qualche chilometri dai camini». Resta da vedere come si concluderà il braccio di ferro tra i due fronti, resta il fatto bisognerà comunque trovare una soluzione fatta in casa e a breve per lo smaltimento dei Css 

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