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Incubo Mose: buco da 40 milioni

Fonte: Il Gazzettino del 04-03-2020

Consulenze a personale esterno al Consorzio Venezia Nuova per mancanza di adeguate professionalità interne: mentre gli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova ribadiscono la correttezza della propria relazione trasmessa alla Prefettura di Roma, rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento, le ditte che al Mose ancora lavorano chiedono di fare presto e di ripartire appena possibile.

IL BILANCIO

Anche perché nel frattempo è iniziata a circolare una prima bozza del bilancio del Cvn, in cui emergerebbe un buco di circa 40 milioni a fronte di una situazione di crollo della produttività, non di certo legata, questa volta, all’emergenza del Coronavirus. Una cifra soltanto indicativa, il bilancio non è ancora stato depositato, che potrebbe assomigliare al costo degli impianti il cui prezzo era chiuso e che invece non sono bastati, con un’anticipazione da parte del Provveditorato alle opere pubbliche. Ma un bilancio che si discosterebbe parecchio dai precedenti documenti finanziari: ad esempio l’anno scorso, il budget consuntivo presentato (solo a settembre) riportava un sostanziale pareggio o comunque uno squilibrio minimo rispetto al fatturato. E poi ci sono i costi della struttura, che per ogni anno che passa si perpetuano e che valgono il 12 per cento rispetto ai 5493 milioni finanziati per il Mose. A cui si aggiunge il 3 per cento delle direzioni lavori, che finché gli interventi proseguono rimangono in piedi.

LA RICETTA

«L’unica soluzione per invertire questa tendenza è agire sul conto economico e aumentare i ricavi e quindi la produzione suggerisce il presidente di Kostruttiva Devis Rizzo al termine del confronto tra le ditte, gli amministratori straordinari e i dirigenti del Consorzio -. Quindi bisogna sfruttare al massimo questo tempo di forzata inattività per le progettazioni delle opere di mitigazione ambientale richieste dall’Europa, per le opere complementari alle bocche di porto, per le opere civili, per quelle all’Arsenale. E bisogna che quando sarà possibile ripartire, si riparta veramente in velocità, con tutto quello che è cantierabile». Insomma, secondo Rizzo, va benissimo che si pensi agli impianti e ai test di sollevamento delle paratoie, che devono essere azionate per il prossimo autunno, ma non ci sono soltanto quelle e bisogna attrezzarsi anche sul resto.

LE IMPRESE

Quindi è stata chiesta una programmazione dettagliata degli interventi da eseguire nel secondo semestre dell’anno. «Già prima scontavamo una farraginosità del sistema prosegue il presidente ora il tempo è scaduto e non è più possibile tergiversare. Quindi bisogna superare le inefficienze della macchina burocratica. Fidandoci delle rassicurazioni ottenute e con le garanzie che tutte le opere che verranno realizzate troveranno la copertura economica. Si capisce che per ora potranno slittare le scadenze, ma vogliamo delle certezze. In ogni caso l’unica soluzione per uscirne e per la sopravvivenza del Consorzio stesso è proseguire con i lavori». E mentre i sindacati confederali hanno chiesto, «di effettuare un cambio di passo radicale rivedendo le competenze e le attribuzioni dei vari soggetti che si occupano della salvaguardia di Venezia e della sua Laguna» nei giorni scorsi hanno ricevuto da Thetis la richiesta di esame per la cassa integrazione di nove settimane dei dipendenti per l’emergenza dettata dal Covid 19. Nel documento si specifica che la società «da lunedì 6 al prossimo 12 giugno si troverà obbligata a una riduzione dell’attività per il fermo parziale o totale di alcune attività operative, per un totale di 102 lavoratori». E intanto i dipendenti, che generalmente ricevevano lo stipendio a fine mese, per aprile lo percepiranno lunedì.

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