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Interporto, rotta verso l’Africa

Fonte: Il Gazzettino del 18-03-2020

Una nuova opportunità per il porto di Venezia. Potrebbe tornare ai tempi, negli anni Sessanta, in cui era uno dei principali scali italiani per spedire macchinari di tutti i tipi, industriali e non, soprattutto in Africa, a partire dai frigoriferi che venivano prodotti nella pianura Padana e spediti nelle case e nelle aziende che scoprivano l’importanza della refrigerazione.

ROTTA A SUD

Il progetto di Gabriele Volpi, il magnate che ha acquistato all’asta per una ventina di milioni di euro l’Interporto di via dell’Elettricità, è proprio questo: fare di quegli ettari che si affacciano sul canale industriale Ovest la base logistica per la spedizione di merci in Africa. Ma quali merci? I frigoriferi sono passati di moda, non perché non servano ma perché hanno cominciato a produrli anche i Paesi africani, e poi dagli anni Ottanta le rotte per il Sud si sono spostate, evitando Venezia e favorendo i porti liguri del Tirreno.  Adesso Intels della Orlean Invest, il gruppo dell’italo nigeriano Volpi, punta a far partire da Porto Marghera gli impianti chiavi in mano che servono a far funzionare i grandi campi di estrazione di idrocarburi, soprattutto il gas, che stanno nascendo lungo le coste di vari stati africani. Eni, ad esempio, sta sviluppando un grande giacimento di gas che ha scoperto davanti al Mozambico e sta investendo in tutta l’Africa dell’est ma non ha nel suo core business la gestione dei terminal petroliferi, mentre invece Volpi è specializzato proprio nell’assistenza logistica all’industria petrolifera. L’imprenditore si è fatto le ossa in Nigeria dove nel 1981 ha costituito la Intels per operare proprio nella logistica collegata all’industria petrolifera e, anno dopo anno, ha ottenuto concessioni nei principali porti nigeriani di Lagos, Warri, Port Harcourt e Calabar, e negli ultimi trent’anni ha creato quasi un monopolio nella fornitura di servizi logistici un po’ a tutte le grandi multinazionali del petrolio: da Exxon a Total, da Mobil a Texaco fino ad Eni. E recentemente ha sviluppato una grande base industriale proprio a Pemba, città portuale sulla costa nord orientale del Mozambico.
SNODO STRATEGICO

L’Interporto di Marghera, nelle intenzioni della nuova proprietà, diventerà dunque uno snodo strategico per la crescita del business di Orlean Invest: dai grandi macchinari costruiti chiavi in mano dalle aziende della pianura Padana, come la Bonatti di Parma che offre a mezzo mondo servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione di impianti per l’industria dell’estrazione, fino ai rubinetti che regolano l’uscita del gas dai giacimenti. Una catena logistica tutta made in Volpi che, tra l’altro, non è stato l’unico ad accorgersi delle potenzialità del porto veneziani: F2i, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali, ha acquistato di recente, infatti, i vicini terminal Multiservice e Transped, e F2i è il più grosso azionista di Eni.

FINESTRA APERTA

In uno dei momenti più bui per lo scalo lagunare, a causa delle restrizioni provocate dall’emergenza coronavirus e dei ritardi nelle autorizzazioni per scavare i canali in modo da consentire alle navi di entrare, si apre dunque una finestra sul futuro, anche perché le spedizioni nel continente africano sono molto più veloci e meno costose da Venezia che dall’alto Tirreno: le navi da Marghera, infatti, scendono dritte verso sud, attraversano il canale di Suez e a quel punto sono arrivate; dal Tirreno, invece, devono prima circumnavigare lo Stivale.

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