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La cozza ambientalista. Ecco le reti “plastic free” nel mare di Pellestrina

Fonte: La Nuova Venezia del 18-03-2020

La prima cozza ambientalista di Venezia è di casa a Pellestrina. Niente in mare, ora l’allevamento si fa con le reti intrecciate con filamenti di carta: un modo per non inquinare l’acqua e invertire la rotta nella lotta quotidiana al rispetto per l’ambiente. È l’ennesima sperimentazione di Mitilla, unico marchio di cozze registrato a Venezia (in tutta Italia ne esistono altri due), ad opera di Lorenzo Busetto. «Gli ostacoli non mancano», spiega il giovane allevatore, «utilizziamo filamenti di carta, ma la difficoltà sta nel trovare la giusta tenuta senza che si sgretoli. Ora il nostro sforzo è di cercare lo spessore idoneo per evitare che le reti si rompano. I risultati comunque sono soddisfacenti». Mitilla è infatti allevata secondo il tradizionale sistema “longline”: una fune rettilinea, detta “il trave”, ancorata al fondo del mare e tenuta ad una profondità costante di circa tre metri. Al trave sono poi legate delle “calze”, reti tubolari nel quale sono inseriti i molluschi. Si lavora tutto l’anno, il seme arriva da fuori (Italia o Spagna), viene poi allevato e «nutrito con il sale dell’Adriatico». Proprio la maggiore pezzatura, cioè la grandezza, è una delle caratteristiche delle cozze di Busetto. 

Una volta selezionate, viene lasciato più spazio tra l’una e l’altra così da permettere il passaggio di una dose maggiore di mangime. Oltre alla taglia (sopra i 7 centimetri di lunghezza), ne risente anche il gusto. Frutto di una selezione particolare, nel giro di pochi mesi sta spopolando nei principali mercati ittici del nord e sud Italia, oltre che nei ristoranti. Dopo qualche comparsata televisiva, è stata inserita nella lista stilata dalla celebre rivista Forbes dei 100 migliori prodotti di tutto il paese.Le conquiste di Mitilla non si fermano qui. Nelle ultime settimane è stato pubblicato il libro “Apriti cozza. Mitilla, l’unità d’Italia parte da Pellestrina” dello scrittore e giornalista Giuliano Ramazzina. Ora, l’ultima sfida ha i colori dell’ambiente e delle reti che non rilasciano microplastiche in mare. Sotto questo aspetto, Pellestrina non è nuova alla sfida ambientalista. A fine della scorsa estate, infatti, dai suoi fondali erano state recuperate oltre 150 tonnellate di reti di plastica abbandonate e non più utilizzabili. Un’opera di pulizia che, in collaborazione con Veritas, aveva visto in prima linea proprio pescatori e allevatori che nella raccolta delle cozze utilizzano prodotti derivati dalla plastica (ogni annata richiede almeno due-tre cicli di materiale nuovo). Il motivo? Le cozze, coltivate al loro interno, col tempo crescono e hanno bisogno di spazio. Per concederglielo, i pescatori non possono far altro che tagliare le reti, a quel punto inutilizzabili. Per eviatre l’inquinamento diffuso, un anno fa Comune e Veritas hanno realizzato una deroga che ha equiparato ai rifiuti urbani i rifiuti delle attività di pesca e molluschicoltura. Un modo per responsabilizzare le cooperative e favorire lo smaltimento.

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