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La crisi di Rialto arresta il cuore del commercio

Fonte: Il Gazzettino del 11-03-2020

Sono passati solo due giorni dalla firma del decreto di salute pubblica che restringe la libertà di movimento della popolazione e di apertura per gli esercizi commerciali. E a Rialto, il cuore del commercio della città, è quasi tutto chiuso: negozi e pubblici esercizi. Un luogo che era diventato negli ultimi vent’anni uno dei centri di aggregazione con un gran numero di locali aperti la sera, è diventato un centro di desolazione. I commercianti hanno fatto due conti, dopo due settimane in cui non si batte chiodo e, con l’azzeramento del turismo hanno deciso quasi all’unisono di abbassare le saracinesche. Restano aperti solo gli alimentari, i telefoni e poco altro.

SARACINESCHE GIÙ

Sul ponte sono spariti tutti gli ambulanti e solo quattro negozi avevano le vetrine illuminate e uno di questi stava per chiudere. «Sto chiudendo, non mi resta altra scelta – spiega Filippo Prevedello, di Robe di Kappa – i costi corrono e gli incassi non ci sono. Dobbiamo solo sperare che questa situazione duri poco, altrimenti per la città sarà un disastro». Sul ponte di Rialto, tre negozi hanno chiuso per sempre, gli altri restano in attesa che si ritorni ad un clima più sereno e passi il periodo peggiore dell’epidemia. Anche i negozi che hanno sempre tenuto aperto, anche in momenti di vuoto spinto, hanno deciso di abbassare le saracinesche. Con risvolti tristi anche dal punto di vista occupazionale, visto che non ci sono ammortizzatori sociali per le realtà più piccole. E, quelli che ci sono, non consentono ai dipendenti lasciati a casa di vivere un’esistenza dignitosa in attesa di tornare in campo. «Gli ambulanti hanno chiuso tutti aspettando il 3 aprile, in attesa che passi la buriana – spiega Roberto Magliocco, presidente Ascom – È da dicembre che si incassa pochissimo o niente. La categoria dei commercianti è in ginocchio. Noi chiediamo al Governo che obblighi le banche a congelare i mutui, che ci sia un sostegno per gli affitti, sia in forma fiscale che incentivando e facilitando la conciliazione. E poi la possibilità di fare la cassa integrazione per le azienda con meno di 5 dipendenti e sospendere le bollette. Nel frattempo, a livello locale, abbiamo chiesto un incontro con i dirigenti delle banche del territorio affinché si riesca ad arrivare ad un accordo nel caso in cui il decreto non arrivi».

LE DIFFICOLTÀ 

«Sto ricevendo ogni giorno, mattina e pomeriggio , persone che non riescono a far fronte al canone di locazione o d’affitto d’azienda – spiega l’avvocato Jacopo Molina – o non riescono più a onorare i contratti. Mai vista a memoria d’uomo una situazione come questa. Per non parlare poi della ricaduta occupazionale. Alcune riescono ad accedere al fondo di integrazione salariale, ma la maggior parte no. Lo Stato dovrebbe sostituirsi al datore nel versamento dell’integrazione, ma i titolari spesso non hanno la liquidità. Questo dovrebbe essere l’intervento dello Stato e che questo sia esteso anche alle attività più piccole». Situazione analoga in piazza San Marco, una settimana fa protagonista di una effimera rinascita con il ritorno nei caffè da parte di molti veneziani e l’offerta generosa degli esercenti di abbassare drasticamente i prezzi delle consumazioni ai tavolini. Non è bastato e ieri le saracinesche erano quasi tutte abbassate: gioiellerie, gallerie d’arte, negozi di vetri, caffè. Tutto chiuso. Resistevano solo i caffè Lavena e Quadri, con i tavolini semivuoti anche all’ora di pranzo e dell’aperitivo. 

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