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La medicina privata al 17,6% con il business riabilitazione

Fonte: La Nuova Venezia del 15-07-2020

È un modello bifronte, quello della sanità veneta; che avoca al polo pubblico la cura dei pazienti acuti riservando loro il 90% dell’attività ospedaliera e delega in misura pressoché esclusiva l’attività di riabilitazione alla medicina privata. Quest’ultima, pur in crescita, ha un’incidenza pari al 17,6% sul sistema del welfare, inferiore alla media nazionale (20,9%) e lontana dai colossi lombardo e laziale avviati ai trenta punti percentuali. È l’istantanea che emerge dal dossier dalla Cgia di Mestre , illustrato a Palazzo Ferro-Fini su iniziativa di Maurizio Conte, consigliere regionale di Forza Italia.la mappa dei 69 ospedaliLa ricognizione, riassunta dal ricercatore Alberto Cestari, prende avvio dal numero dei posti letto nei 42 ospedali pubblici e 27 privati accreditati, pari a 17.955, dei quali una piccola quota riservata ai malati provenienti da altre regioni, dotazione che consente al Veneto un rapporto di 3,5 degenze per mille abitanti. Il dato consente di osservare «una flessione consistente negli ultimi vent’anni, dovuta in parte a scelte politiche, e in parte a circostanze come l’innovazione tecnologica che hanno mutato l’esigenza di ricoveri in regime ordinario». In rilievo anche il raddoppio della presenza privata nel complesso dei posti letto: dal 13,8% nel 2000 all’attuale 26%, determinato quasi totalmente dalle terapie riabilitative.

I camici bianchi di gruppoUlteriore elemento evidenziato, il fenomeno dell’associazionismo tra medici nel territorio: dalle forme più semplici (i camici bianchi di base che condividono alcuni spazi) alle più complesse medicine di gruppo integrate, formate da team multi-professionali che tendono «all’assistenza settimanale h 24, globale, equa e continua»; a proposito di queste ultime, la Corte dei Conti ha sollevato alcune criticità riguardanti la sostenibilità finanziaria, circostanza che induce la Regione ad un «ripensamento». Ancora, Il budget veneto riservato all’acquisto di prestazione private ammonta a 500 milioni di euro ed è variamente spalmato sul territorio: il 65% della spesa si concentra in tre sole Ulss: Scaligera, Euganea e Marca trevigiana.liste d’attesa e prestazioni«L’elevata qualità della sanità veneta ha consentito di superare l’emergenza coronavirus», è il commento di Conte «tuttavia occorre aggredire le persistenti difficoltà di gestione delle liste d’attesa e delle prestazioni ambulatoriali, nonché ridefinire i confini provinciali delle aziende in base a flussi di pazienti, la distribuzione dei servizi, la disponibilità del trasporto pubblico. Un esempio per tutti: i comuni dell’Alta Padovana, ora inglobati nell’Ulss 6, potrebbero essere convogliati nella 7 Pedemontana proprio alla luce degli elementi infrastrutturali citati». 

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