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La sublagunare contro il moto ondoso che disintegra Venezia

Fonte: Il Gazzettino del 17-04-2020

Negli ultimi decenni ne hanno tentate parecchie, ma nessuno è riuscito a vincere la battaglia contro il moto ondoso che sta sgretolando Venezia. Paolo Rosa Salva, oltre che veneziano e architetto, è stato tante cose nella sua vita: docente all’Accademia di Belle arti, direttore del Corso di Pianificazione dell’Ambiente (Scienze Ambientali) a Ca’ Foscari, inventore della Vogalonga, e negli anni Settanta è stato uno dei primi ambientalisti in difesa della laguna intesa non come un habitat naturale immodificabile ma nella sua vera essenza, ossia un ambiente modificato e protetto dall’uomo nel corso di centinaia di anni. E’ proprio dal moto ondoso che, per Paolo Rosa Salva, bisogna ripartire per pensare la Venezia del dopo pandemia.
«Basta guardare la superficie acquea del Bacino di San Marco che, cosi come in tutta la laguna, appare piatta come nei quadri di Canaletto e Guardi. E quella che si vede è la condizione normale delle acque lagunari che ha caratterizzato Venezia per più di un millennio».
Il moto ondoso, insomma, è una brutta invenzione del Novecento.
«Infatti, con l’introduzione di scafi mossi da motori. E l’intensità del fenomeno demolitore si è accentuata con il crescere dei trasporti interni ed esterni alla città acquea. E in questi giorni di coronavirus si comprende che la cosiddetta lotta al moto ondoso è stata inutile».
E adesso il moto ondoso rischia di distruggere questo ambiente.
«E’ vero ma è anche vero che abbiamo di fronte un’occasione unica, sperando che non si ripeta troppo presto. In fondo, nel corso della storia, non poche scoperte ed innovazioni sono state realizzate in momenti di crisi. In questi giorni, tanto per citare solo alcuni esempi, l’Archivio di Stato di Venezia ha attivato un nuovo servizio online a disposizione degli studiosi di tutto il mondo: è una svolta epocale che rende fruibile un patrimonio di storia da studiare ed esplorare. E vogliamo non essere capaci di trovare una soluzione al moto ondoso?».
D’accordo, servono idee completamente nuove.
«In realtà le idee ci sono già da tempo, solo che non sono state prese seriamente dalla città. Parlo della sublagunare che, non bisogna dimenticare, è metropolitana sublagunare, cioè è una metro come quelle che trasportano velocemente le persone nelle maggiori città del mondo senza intasare le strade e inquinando il meno possibile».
Sta parlando dell’idea dello scomparso ministro socialista Gianni De Michelis che la propose nei primi anni Novanta e che venne ripresa nel 2003 da un pool di imprese e di banche guidato dall’Actv con un project financing da 250 milioni di euro? Di quella sublagunare che è scomparsa dai radar ma che recentemente il delegato del sindaco all’innovazione, Luca Battistella, ha definito un sogno nel cassetto?
«Proprio quella, e aggiungo che, se un simile sistema di trasporto potesse portare le acque lagunari all’attuale condizione di zero onde, ci sarebbe di che riflettere. Oltretutto i costi di manutenzione delle rive della città sarebbero ridotti a poco, e gli arrivi a Venezia verrebbero decentrati, mentre la circolazione urbana sarebbe favorita. Rimarrebbero in superficie solo i trasporti delle merci ma anche per quelli, magari, si può trovare una soluzione».
Diciassette anni fa l’allora sindaco Paolo Costa la definì, parafrasando il film di François Truffaut, quasi un ultimo metrò per salvare Venezia. Ma già nella sua Giunta c’era il prosindaco Gianfranco Bettin che temeva lo snaturamento della dimensione insulare di Venezia.
«Penso che sarebbe il contrario e che il vero problema di un sistema di trasporto sublagunare non sia la sua realizzabilità tecnica ma la sua sostenibilità economica. I trasporti sotterranei delle grandi capitali europee coinvolgono milioni di abitanti per cui hanno costi sostenibili. La popolazione che si dovrebbe spostare tra l’entroterra, Venezia e i litorali è di circa 200.000 persone residenti, troppo poco. E allora andrebbe coinvolta un’area più vasta sino a Padova e Treviso, collegando sublagunare e Sfmr, il sistema ferroviario metropolitano di superficie com’era stato pensato anni fa».
Se è per questo, prima o poi torneranno i milioni di turisti.
«Sì, vero, chiaramente viaggerebbero sotto terra senza poter ammirare la laguna e la città ma si tratta sempre di analizzare costi e benefici e, in ogni caso, questa crisi ha insegnato anche a non fare i conti con i turisti come fossero una certezza eterna».

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