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Laguna nord, l’urlo delle categorie. «Qui senza lavoro siamo in ginocchio»

Fonte: La Nuova Venezia del 21-04-2020

Un dramma nel dramma. Perché oltre all’emergenza sanitaria e ai suoi risvolti sulla salute di una popolazione anziana, ora è lo spettro dell’emergenza economica a togliere il sonno alle categorie della laguna nord. Una tragedia che, dicono dal Consorzio Venezia Nativa, avrà ripercussioni specialmente sul tessuto sociale in assenza di provvedimenti drastici ed efficaci. Venerdì scorso, i circa cinquanta associati al Consorzio si sono dati appuntamento per fare il punto della situazione. Tra loro, i rappresentanti dei settori più attivi tra Burano, Torcello e Mazorbo: imprese turistiche, agricole, ittiche, nautiche. «Una disfatta totale», le parole del consigliere, Francesco Zane, «siamo stati tutti travolti». Al pari di Venezia, le difficoltà ruotano intorno al turismo e al crollo verticale delle ultime settimane. A dimostrazione di un comparto che, se da un lato toglie spazio alla residenzialità e alle attività artigianali contribuendo allo spopolamento della città, dall’altro si rivela sempre più indispensabile per il sostentamento di centinaia di lavoratori e famiglie. Che ora, venuta meno l’unica fonte di reddito, temono di dover cercare fortuna altrove. «Se a Venezia la situazione è disastrosa», aggiunge Penzo, anche lui impiegato nel settore del commercio del merletto, «Burano da settimane è un deserto assoluto. 

Qui non ci sono enti istituzionali, né culturali o musei paragonabili a Venezia: qui si vive di quello che si lavora. Senza, diventa impossibile». Sono più d’uno gli aspetti che preoccupano le categorie economiche. Il blocco internazionale dei trasporti fino a data da destinarsi, tanto per cominciare. È chiaro che gli spostamenti verranno ripristinati ad emergenza sanitaria conclusa, ma prima che torni la “fiducia” nell’affrontare un viaggio potrebbero volerci ancora parecchio tempo. Poi ci sono le incombenze fiscali (plateatici, rifiuti). E qui la faccenda si fa complicata, e le ricette varate per il momento dal governo non sembrano soddisfare gli imprenditori della laguna nord. «Al momento è stato deciso lo slittamento delle imposte», spiega Penzo, «ma qui il problema da porsi è un altro: l’abolizione temporanea delle imposte». Già perché tra affitti e utenze, il conto (per il momento sospeso) si ripresenterà tra qualche mese. 

E non c’è certezza che la situazione possa migliorare da qui a breve. «L’alternativa che ci viene prospettata», aggiunge il consigliere del Consorzio Venezia Nativa, «è l’ulteriore indebitamento delle imprese, ma così non se ne esce più». Per questo la richiesta è di poter accedere a contributi a fondo perduto con la speranza di riuscire a «traghettare le imprese fino alla riapertura»: «Chi ha l’affitto da pagare, o il mutuo, in questo momento si ritrova con la corda al collo». Le difficoltà riguardano anche la pesca, settore strettamente legato alla ristorazione: con il crollo della richiesta, è crollato anche il prezzo del pescato. E così, il settore non riesce a sostenersi con la sola domanda interna dei residenti. Ed ecco il timore delle ripercussioni sociali, oltre che economiche. Al momento, a causa dei tagli imposti da Actv a causa delle perdite, i collegamenti per le isole della laguna nord sono rarefatti (uno all’ora, più che dimezzati). Meno lavoro, meno servizi. «Andiamo incontro a un totale aggravamento della situazione», conclude Francesco Penzo, «soprattutto a livello demografico. Con i tagli all’economia e ai servizi, il rischio concreto è che la gente perda interesse a restare nelle isole, destinate così a spopolarsi».

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