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L’Anffas denuncia: «Noi dimenticati La disabilità non era stata considerata»

Fonte: Il Gazzettino del 17-03-2020

«Si sono scordati di noi, la disabilità è stata ignorata». A dirlo è Graziella Peroni, presidente di Anffas Mestre, associazione che assiste le persone con disabilità intellettiva e del neurosviluppo.  «Ricordo al nostro presidente Zaia che essere deboli non dovrebbe significare essere dimenticati, lo dica a gran voce che i disabili non sono un peso per la società. Noi siamo impegnati nell’ambito socio-sanitario – spiega Peroni – ci occupiamo di persone fragili, delle loro famiglie, e dunque affrontiamo questa emergenza pandemica sul campo, continuando a supportarle, accettando i potenziali rischi, per tutti».  Quelli di Anffas sono servizi essenziali, che i decreti e le ordinanze di questi giorni hanno tuttavia ridotto, senza però indicare come gestire la nuova realtà e senza fornire, per il momento, materiale appropriato. «La prima ordinanza regionale non ci aveva nemmeno considerati – racconta Peroni – e se non fosse intervenuto Roberto Speziale, il nostro presidente nazionale, probabilmente ci avrebbero escluso anche dai decreti governativi… ricordo che in Italia le persone con disabilità sono più 4 milioni, di cui 2 intellettivi».  Secondo Peroni non va meglio nemmeno a livello comunale. «La sensazione è quella di un silenzio assordante da parte dell’amministrazione, quando il primo cittadino è il primo responsabile della salute dei cittadini».  La situazione è venuta alla luce «solo quando abbiamo alzato la mano per farci notare, ricevendo l’ordine di chiudere i centri diurni, dove accogliamo quotidianamente i disabili.

CAOS

Il problema – prosegue la presidente – è che non ci hanno detto cosa fare dal giorno dopo, come aiutare le famiglie, lasciate sole ad assistere i propri cari». La Regione ha così previsto che gli operatori possano essere inviati a domicilio, talvolta senza aggiungere ulteriori indicazioni.  «Ma chi decide dove inviarli?», si domanda Peroni, «non abbiamo personale sufficiente per tutti, nonostante tutti abbiamo il diritto di beneficiare di questo fondamentale supporto».  Sono diverse le famiglie che hanno richiesto il servizio di assistenza domiciliare, ma la situazione nelle sedi di Anffas sparse nel territorio regionale risulta eterogenea. «Sono presidente anche di Anffas Veneto – precisa – e sono preoccupata dalla totale anarchia che riscontro. Qualsiasi decisione è caricata sulle nostre spalle, a nostro rischio e pericolo, una gigantesca responsabilità civile e penale, senza alcuna garanzia». Le ordinanze hanno chiuso i centri diurni, ma le strutture di residenzialità proseguono l’attività. «Nelle comunità alloggio è quasi finita la quarantena – racconta la presidente – nessuno è infetto, perché abbiamo seguito e seguiamo scrupolosamente le regole. La difficoltà è quella di mantenere la distanza, ma per alcuni ospiti non ci sono problemi, mentre per altri è necessario avvicinarsi, e dunque servono gli strumenti specifici». Un’altra emergenza riguarda difatti le misure di sicurezza. «Inizialmente ci siamo costruiti le mascherine da soli – confida – poi le abbiamo acquistate. Il nostro è un personale molto preparato, e lo ringrazio di cuore per la piena disponibilità a lavorare nonostante tutto». Insomma, al tempo in cui qualcuno rischia di rimanere indietro, Anffas chiede che l’assistenza domiciliare venga regolamentata, «senza paletti’», ma con precise indicazione sulle procedure, univoche per tutta la Regione. E poi la sicurezza, «c’è bisogno dei dispositivi di protezione per i lavoratori». Infine il riconoscimento delle rette, «da garantire interamente anche se i centri sono chiusi, perché personale e utenze vanno comunque pagati».

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