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Lavoratori e sindacati inascoltati «Questo è un disastro annunciato»

Fonte: La Nuova Venezia del 16-05-2020

«Nulla è servito ad evitare la tragedia», denunciano i sindacalisti della Femca Cisl di Venezia, Callegaro e Coco, ieri con gli operai, sconvolti, dall’incidente che ha distrutto la 3vSigma di Marghera.«Allibiti e inermi hanno visto sgretolarsi la loro sede di lavoro e piangono per il futuro». Da mesi le denunce e segnalazioni si ripetevano. A giugno 2019 scrivevano. «Una azienda che investe del futuro deve investire sulla sicurezza». E ancora: «Non possiamo aspettare che il destino faccia il suo corso». Allarmi che nel 2020 dovrebbero trovare immediata attenzione.Specie a Porto Marghera che da 18 anni convive con la grande paura, quella dell’incendio del Petrolchimico a pochi passi dagli impianti del fosgene, alla Dow Italia che ha segnato uno spartiacque per la gestione della sicurezza. «L’azienda non ha mai sottoscritto l’adesione al sistema Simage» dicono dall’Ente Zona industriale. Dal 1998 a Marghera Simage significa accordo tra le aziende a rischio rilevante di Marghera, i vigili del fuoco e l’Arpav per la gestione delle emergenze. La fabbrica andata distrutta nell’incendio di ieri sarebbe l’unica a non aderire, scegliendo un sistema autonomo. Può farlo perché l’accordo è su base volontaria. 

«Ma siamo intervenuti comunque dando comunicazione ai vigili del fuoco e alle autorità; azionando i dispositivi di controllo delle emissioni in atmosfera ed allertando il personale della SPM, che opera dentro il Petrolchimico che ha subito coadiuvato i vigili del fuoco nella gestione dell’emergenza dopo l’esplosione», spiegano dall’ente zona. Dopo denunce, incontri in Prefettura, scioperi, diffide dell’azienda, la 3VSigma non esiste più: prima l’esplosione, poi l’incendio. Due lavoratori degli appalti, asiatici, sono ustionati, ricoverati in gravi condizioni. La città ha vissuto ore con il fiato sospeso davanti alla nube nera che, complice il vento, ha marciato su Mestre e il centro storico. La gente, in attesa di certezze, si è tappata in casa. «Questa è una pagina nera nella storia della chimica veneziana ma non deve colorare di nero tutte le pagine scritte con impegno, sacrificio e costanza da sindacati e aziende del territorio, precursori di norme e comportamenti», avvisa la Uiltec Veneto e Venezia, con Cristian Tito. «Occorre chiarire subito le responsabilità», dice a caldo Ugo Agiollo, segretario metropolitano Cgil. Paolo Bizzotto, segretario confederale della Cisl, è deluso: «Le segnalazioni del sindacato vanno ascoltate. Solo tre giorni fa avevamo richiesto l’ennesimo incontro sul tema sicurezza e stoccaggi. Per garantire la sicurezza e la prevenzione, lavoratori e sindacati vanno ascoltati e non considerati un fastidio».

Gianfranco Refosco attacca: «Disastro annunciato». Le stesse parole del presidente della Municipalità Gianfranco Bettin. «Ci aspettiamo da enti e Magistratura tutte le informazioni necessarie su cosa sia accaduto, su cosa sia uscito nell’aria, di chi siano le responsabilità. Serve una svolta epocale su Porto Marghera».Francesco Coco (Cisl) allarga le braccia: «Il polo chimico di Marghera è all’avanguardia. L’unica azienda dove abbiamo problemi è questa», spiega. Camuccio della Cgil aggiunge: «Un incidente può sempre accadere ma se una azienda adotta sistemi elevati di sicurezza, forma il personale, investe nella prevenzione è più difficile si verifichino». La indagine della Procura dovràchiarire cause e responsabilità. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono «la forte richiesta di un cambio di mentalità e di approccio culturale da parte di tutti i soggetti che hanno responsabilità in tema di sicurezza sul lavoro e il rafforzamento di istituti fondamentali, Spisal in testa». E di pari passo marcia la sicurezza di ambiente e città con investimenti e progetti che coniughino salute, ambiente e lavoro. In particolare a Venezia che non vuole tornare al passato.

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