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«Lavori fermi da un anno il Canevini crolla nel degrado»

Fonte: La Nuova Venezia del 10-03-2020

Dopo che il 5 febbraio dello scorso anno, su ordine del Tribunale di Venezia, vennero posti i sigilli al cantiere nell’ex stabile dei “canevini” , i cosiddetti cordai che confezionavano le migliori corde naturali, in canapo ed in carice che servivano per l’attracco delle navi e delle barche, di fronte al cimitero di Borgo San Giovanni, la vicenda non si è ancora conclusa. Messi i lucchetti al cantiere, il Comune aveva chiesto il ripristino dei luoghi, anche se ormai il danno maggiore, ovvero l’abbattimento dello storico complesso, inserito come documento della civiltà industriale della laguna veneziana, era già stato fatto.

A riprendere in mano l’annosa questione è il consigliere della Lega, Marco Dolfin, che chiede notizie all’amministrazione comunale, presentando un’interrogazione urgente da discutere nel prossimo consiglio comunale. «È passato più di un anno», spiega il leader locale del Carroccio, «da quando la Procura di Venezia ha imposto i sigilli al cantiere dopo che erano state evidenziate innumerevoli non conformità urbanistiche, rispetto al permesso rilasciato precedentemente, con tanto di richiesta di ripristino dei luoghi come in origine entro 90 giorni, come previsto dalla legge. Ovvio il ricorso all’autorità giudiziaria che però, con sentenza del Tar, lo ha rigettato. Sta di fatto, però, che ad oltre un anno di distanza tutto tace, mentre l’immobile è lasciato in stato di completo abbandono. Una vicenda assai assurda, che non può, a mio modesto parere, attribuire le sole responsabilità ai privati, proprietari dell’edificio. Ricordo che stiamo parlando di un immobile di valenza storica, notificato, particolare che doveva indurre certi uffici pubblici a verificare e controllare l’avanzamento dei lavori. Ed invece si è pensato ad intervenire a danno compiuto, dopo l’abbattimento dello stabile, chiudendo cioè la stalla quando i buoi erano scappati, tanto che è davvero difficile porvi rimedio. Così però non può rimanere e un ragionamento, assieme alla parte privata, va comunque fatto, magari rispettando la struttura originaria».

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