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Le tute bianche alla “Palladio” «Basta carbone gas e inceneritori»

Fonte: La Nuova Venenzia del 02-03-2020

«Siamo l’antidoto al capitalismo». È lo striscione appeso ieri mattina dalle “tute bianche” nella centrale elettrica Palladio di Fusina, la quinta per grandezza in tutta Europa, da oltre i cento attivisti e attiviste dei centri sociali del Nordest. Ieri mattina, dopo aver bloccato il cancello di ingresso, i giovani ambientalisti sono entrati nell’immensa struttura in cui si produce energia elettrica utilizzando 700 tonnellate di carbone al giorno. Con l’obiettivo di bloccare la centrale, i manifestanti in tuta bianca sono saliti su una delle strutture più alte per calare striscioni e occupare i nastri trasportatori del carbone. Il primo striscione recitava “One solution: revolution” a significare che per la vita delle persone non si possono accettare compromessi. «Vogliamo la dismissione immediata di questa e di tutte le fabbriche di carbone d’Europa», hanno chiesto gli attivisti a gran voce. L’iniziativa ha determinato lo spegnimento della caldaia, specialmente per motivi di sicurezza, con una sensibile diminuzione della produzione. Si tratta della quinta centrale più grande d’Europa che macina migliaia di tonnellate di carbone al giorno. L’azione si inserisce nel percorso di avvicinamento al “Venice Climate Meeting” che si svolgerà a Venezia il prossimo 4 e 5 aprile. Gli ambientalisti con le tute bianche, simbolo delle proteste per il clima, sono arrivati attorno alle 10 del mattino e sono andati via alle 15. Gli operai erano tranquilli, così come i manifestanti che provenivano da Venezia, isole e terraferma, Padova, Vicenza, Treviso, Schio e Trento. Dapprima si sono diretti verso la caldaia, composta da una serie di blocchi da dove si sale attraverso alle scale di servizio. Alcuni sono riamasti sotto, altri sono saliti appendendo, appunto, striscioni alti 40 metri, poi si sono spostati dentro uno dei depositi di carbone.

«Quella di Fusina», spiega Anna Clara Basilicò, «è al momento una delle ultime centrali a carbone d’Italia. Siamo perfettamente a conoscenza che nel piano di riconversione energetica diventerà a gas, ma si sta dipingendo questo progetto come riconversione ecologica, eppure a nostro avviso il gas tanto quanto il petrolio e il carbone sono fossili e hanno aspetti molto pesanti. C’è una resa maggiore, ma le modalità di estrazione e lavorazione hanno dispersioni talmente alte che le emissioni di Co2 sono identiche, se non peggiori. Mascherarla in quanto scelta ecologica è sbagliato: chiediamo investimenti diretti alle energie rinnovabili vere e proprie». La Questura di Venezia ha precisato che i manifestanti erano «dell’area dei centri sociali» e «sono entrati con la forza all’interno del sito sensibile per la sicurezza nazionale». «L’organizzazione di un presidio non preavvisato contrasta con quanto la città di Venezia sta vivendo in relazione al rischio sanitario di questi giorni», ha fatto sapere la Questura, precisando che le forze di polizia erano già totalmente impegnate per l’emergenza in atto. Ecco perché la scelta della polizia è stata quella di monitorare la situazione, coordinando le forze in modo da contemperare le esigenze di sicurezza pubblica legate alla delicatezza del sito, con le primarie necessità dei cittadini, in questo momento in cui «tutti dovrebbero essere più sensibili alle esigenze sanitarie». Per la Questura, dunque, i manifestanti hanno scelto il momento meno opportuno per protestare. 
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