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L’economia alla paralisi Rimane chiusa un’azienda su 3

Fonte: Il Gazzettino del 23-03-2020

I numeri sono impietosi, in provincia di Venezia un’azienda su tre ha chiuso a causa dell’emergenza coronavirus. Ma i numeri sono freddi e per rendersi conto di cosa significano per 20 mila imprese commerciali e per altre 20 mila dell’industria e dell’artigianato, può aiutare dare un volto a qualcuno che ha chiuso e a chi, invece, continua ad operare, specie dopo l’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ha deciso la chiusura delle attività non indispensabili. Una stretta ulteriore che non colpisce solo chi deve chiudere perché, indirettamente, mette in crisi anche gli altri: «Se un’industria ha tra i suoi clienti un 20% di aziende che possono restare aperte, chiaro che può continuare a lavorare ma lo fa in perdita perché per il restante 80% non produce più spiega Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia Rovigo – Noi speriamo solo che sia una cosa veloce, e che i nostri governanti sappiano quel che fanno, cioè che le previsioni siano corrette, altrimenti sarà un disastro».

ALTA MODA ALL’ESTERO

Succede, così, che il comparto dell’alta moda, che ha in Riviera del Brenta le sedi di tutti i più grossi marchi mondiali, continui a lavorare, anche se sta perdendo fatturato, perché in Italia e in giro per il mondo i clienti del lusso non mancano mai ma ferma le produzioni locali e continua a lavorare con le fabbriche all’estero dove non ci sono restrizioni, o non ancora. «Il made in Italy della moda, insomma, è vivo ma al momento è sempre meno fabbricato in Italia» spiega Marinese che anche con la sua azienda la Sirai di Porto Marghera, che progetta e realizza interventi di bonifica di suoli ed acque contaminati, costruisce, fa la manutenzione e gestisce impianti di bonifica, effettua caratterizzazioni e monitoraggi ambientali, lavora a passo ridotto: «Opero per due o tre clienti in zona industriale a Marghera e altri due o tre in giro per l’Italia, ma solo per le attività ambientali indispensabili per far marciare le fabbriche, per il resto si rinvia tutto a tempi migliori». Poi ci sono le aziende metallurgiche, in particolare quelle che forniscono il settore dell’automotive (con vernici e pezzi particolari) che sono ferme o si fermeranno presto, idem il settore petrolifero, mentre la maggior parte delle aziende di Marghera, se produce, lo fa al minimo. Il settore del vetro, quello per l’edilizia con Pilkington e le altre realtà, stanno invece continuando ad operare ma giocoforza in questo momento navigano a vista perché tutti i clienti fanno lo stesso.

IL CASO SAN BENEDETTO

A pieno regime, invece, funziona tutto il comparto del food & beverage, che nel territorio ha uno dei massimi rappresentanti nella San Benedetto di Scorzè, «e naturalmente non ha crisi chi commercializza prodotti medicali – conclude Marinese mentre molte imprese del territorio metropolitano, quelle che hanno ancora il permesso di tenere aperto, vanno avanti facendo leva sul magazzino, riempiendolo in vista di tempi migliori quando si riapriranno i mercati». L’insegna di Confcommercio in questo momento di crisi, e purtroppo anche dopo l’acqua granda del 12 novembre scorso, è una chiave da concierge, il portiere d’albergo, dato che praticamente tutta la flotta di hotel di lusso, di media categoria e dei più economici, in centro storico, nelle isole e a Mestre, è chiusa: «Tengono aperte solo poche realtà più per un servizio di emergenza che altro: sono quelli che danno da dormire al personale in trasferta del settore medico, ma lo fanno in perdita dato che hanno percentuali di occupazione delle camere che vanno dall’1 al 5%», dice Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Unione metropolitana Venezia: «Per il resto è un deserto totale, anche negli esercizi dei grandi marchi della distribuzione di abbigliamento o delle auto come il gruppo Sina, il più grande del Nordest per le Fiat». Lavorano le farmacie, le parafarmacie, i tabaccai, l’agroalimentare, il mondo dell’asporto, le consegne a domicilio per la ristorazione, le edicole: «Ma io che ho due edicole so cosa significa stare aperto in queste condizioni con la gente a casa che guarda la televisione tutto il giorno o i social network e si fa terrorizzare spesso da bufale, e non esce più nemmeno per comprare i giornali. Si accorgeranno quanto sia importante l’informazione, speriamo non troppo tardi, perché probabilmente le restrizioni fino al 3 aprile non saranno ancora sufficienti».

VACANZE ITALIANE 

E superando aprile, la stagione turistica alle porte rischia di saltare completamente: «Ci saranno sicuramente gravi ripercussioni, soprattutto sulle stagionalità, a questo punto maggio e quasi tutto giugno sono persi conclude Zanon – Per cui si lavorerà giorno per giorno e senza programmazione come avveniva un tempo, sperando in una ripresa delle richieste di luglio, agosto e settembre ma solo grazie al mercato italiano, perché l’Europa temo sarà cancellata dato che la crisi sanitaria che noi stiamo vivendo oggi, investirà loro più tardi». E gli artigiani? Un pianto greco anche in questo comparto con acconciatori, estetisti e tutte le imprese a servizio di quegli ambiti che in tempi di pandemia non sono indispensabili per la vita quotidiana. Poi bisogna vedere che cosa sia davvero indispensabile per una vita dignitosa perché, come illustra il segretario della Confartigianato veneziana, Gianni De Checchi, ci sono realtà come Nicolao che produce costumi teatrali che hanno chiuso i battenti. E la cultura, l’arte, il teatro sono altrettanto indispensabili ma il virus, che si trasmette per via aerea, se l’è portate via. Chi lavora? Gli installatori di impianti, perché se, tanto per fare un solo esempio, si rompe la caldaia di casa devono intervenire, i grafici (che magari lavorano per settori che prima erano secondari come le insegne e gli avvisi per le emergenze e la gestione dei luoghi di cura, la logistica, le avvertenze per proteggersi dal virus e via di seguito), e lavorano anche i cantieri che costruiscono barche e montano motori marini perché i trasporti in laguna, anche se la navigazione è ridotta ai minimi termini, sono necessari come quelli terrestri.

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