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L’Ente bilaterale “paga” 70 mila lavoratori

Fonte: La Nuova Venezia del 10-06-2020

«Siamo stati colpiti da un vero e proprio tsunami». Sono le parole del direttore dell’Ebav Oscar Rigoni per commentare gli ultimi mesi alla guida dell’ente bilaterale del mondo artigianale veneto. Dallo scoppio della pandemia, con i suoi 18 collaboratori sta fronteggiando le centomila domande arrivate dai lavoratori veneti rimasti senza stipendio. Ritardi che hanno messo in difficoltà migliaia di famiglie venete. A marzo le domande sono state presentate da 20.500 aziende per 80mila lavoratori: ne sono state riconosciute valide 70 mila. Tra queste 60.400 sono state già pagate (circa l’87%) e il resto (9.600) si prevede sarà saldato entro una settimana. Certo, si tratta di soldi relativi a marzo che arrivano a giugno.I ritardi sono imputabili anche a problemi relativi a errori di compilazione o a richieste errate in partenza (aziende hanno fatto richiesta di ottenere la cassa in deroga quando invece dovevano rientrare nel fondo artigianale). Quanto al mese di aprile, le domande aziendali sono state 5mila.«Nel 2019 abbiamo gestito 9.400 domande in 12 mesi» spiega Rigoni «quest’anno in 45 giorni ce ne sono piombate addosso centomila. 

Tutta la nostra struttura si sta occupando solo di questo, con tanto lavoro straordinario. Ad oggi abbiamo erogato 21,4 milioni netti ai lavoratori. Ci stiamo avviando alla normalità».L’Ente Bilaterale Artigianato Veneto, costituito da Confartigianato Imprese Veneto, Cna Veneto e Casartigiani Veneto e da Cgil, Cisl e Uil Veneto, ha tra i vari compiti quello di erogare i contributi Fsba (Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato – ammortizzatore sociale per il comparto) ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa dell’emergenza Covid-19. «In un quadro non facile, emergenziale e di sostanziale congestionamento» dichiara il segretario della Cna del Veneto, Matteo Ribon «appare chiaro come lo strumento dell’Fsba sia stato uno strumento capace di rispondere all’urgenza di sostenere imprese e lavoratori nell’emergenza. È stato dunque importante il segnale venuto dal Governo che con il decreto Rilancio ha stabilito il rifinanziamento del fondo. 

La speranza è che ora i fondi arrivino presto per far sì che l’ammortizzatore possa arrivare velocemente a tutti».Dal punto di vista delle coperture il decreto Cura Italia ha stanziato circa 60 milioni e altri dovrebbero arrivare con il decreto Rilancio e serviranno a pagare il mese di aprile. Per far fronte però ai pagamenti, fa sapere la Cna, Fsba ha tirato fuori di tasca propria 280 milioni. «Il problema è stato quello di aver mantenuto lo strumento ordinario, quello del Fondo Ebav, per far fronte a un’emergenza straordinaria, mai registrata prima» commenta Tiziana Basso, della segreteria regionale Cgil «L’emergenza doveva invece essere affrontata dal governo con uno strumento unico, da applicare dal piccolo artigiano fino alla grande azienda».Un settore in difficoltà è quello dei servizi e del circuito termale, quest’ultimo dà lavoro a 5 mila lavoratori nel Padovano, più l’indotto. «In questi settori gli ammortizzatori sociali seguono l’iter dell’Inps» spiega Maurizia Rizzo, segretaria regionale Fisascat-Cisl «I settori del turismo e termale sono tra i più colpiti dalla crisi, e le ricadute per i lavoratori le avremo anche in futuro con una mancanza di contribuzione e nell’assistenza sociale Naspi. C’è un’economia da sostenere, chiediamo a Regione e governo di aiutarci». 

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