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Lettera dei diportisti al prefetto «Andremo al lavoro in barca»

Fonte: La Nuova Venezia del 28-03-2020

In 15. 221, fra diportisti e appassionati di nautica residenti in tutti i comuni affacciati sulla laguna di Venezia, hanno scritto al prefetto Vittorio Zappalorto per chiedere di poter utilizzare le loro imbarcazioni private per raggiungere i posti di lavoro ed in caso di altre necessità comprovate previste dai decreti emessi dal Governo per limitare i contagi da Covid-19. La richiesta, allegata ad una Pec, di equiparare l’utilizzo delle barche private in laguna a quello delle automobili sulle strade, è stata inviata ieri alla prefettura di Venezia dal portavoce del gruppo Facebook “Diportisti della laguna veneta”, Mirco Bodi, anche a seguito dei consistenti tagli alle corse delle linee di navigazione già attuati da Avm/Actv riducendo sensibilmente la possibilità di movimento a bordo di vaporetti e motonavi del trasporto pubblico per i lavoratori ed i pendolari dei settori autorizzati che ogni giorno raggiungono il centro storico e le isole veneziane. «Isole come sant’Erasmo ed altre sono sprovviste di farmacie», spiega Bodi «obbligando i residenti ad andare con la barca da diporto in centro storico o a Cavallino-Treporti per acquistare le medicine. 

Nella stessa isola, considerata l’orto della laguna, ci sono agricoltori che in questi giorni devono acquistare le sementi nei negozi di agraria e sono sprovvisti di barche da trasporto avendo sempre utilizzato barche da diporto. Per non parlare di lavoratori del trasporto merci al Tronchetto che devono raggiungere con la propria imbarcazione il posto di lavoro in orari notturni non coperti da Actv abitando al Lido o all’isola della Maddalena». «Siamo ben consci delle necessarie misure di contenimento messe in atto per l’emergenza Coronavirus», si legge nella lettera indirizzata al prefetto Zappalorto «ma segnaliamo che per i residenti del centro storico di Venezia e delle isole della laguna, la barca da diporto è un mezzo di trasporto vero e proprio che permette di recarsi al lavoro, ovvero di provvedere all’approvvigionamento alimentare o per altri casi di stretta necessità non surrogabili dal servizio pubblico di trasporto. Molte delle barche da diporto inoltre vengono ormeggiate in spazi acquei pubblici in concessione anche in sestieri, se ragioniamo per il centro storico veneziano, oppure quartieri o comuni in terraferma, diversi e lontani rispetto a quelli di residenza degli stessi concessionari». 

La definizione normativa di diporto, continua la lettera, stabilisce che la navigazione in acque marittime è limitata allo scopo sportivo, di svago o ricreativi, nonostante esista la necessità di alcuni diportisti di potersi spostare unicamente con la propria barca per comprovate esigenze lavorative o per stretta necessità, oltre che di verificare la tenuta degli ormeggi della barca. «Per questi motivi» chiosano i diportisti «chiediamo la possibilità per ognuno di noi di utilizzare la propria barca per comprovate e indifferibili esigenze lavorative o per motivi di stretta necessità nel rispetto della normativa in vigore. Infine chiediamo che venga concessa la la possibilità per i diportisti che dispongono di uno spazio acqueo pubblico adibito a posto barca avuto in concessione ad una distanza dalla propria abitazione maggiore di 200 metri, di poter verificare lo stato del

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