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Lezioni e laboratori, le classi si sdoppiano Così la scuola veneta si prepara a riaprire

Fonte: La Nuova Venezia del 07-07-2020

In una scuola da ripensare, è il Veneto la regione capofila nel disegnare i profili della fase 2 della didattica, a settembre. Lo fa con un manuale operativo che è sintesi del pensiero dell’assessora all’Istruzione Donazzan, della dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Palumbo, di Upi, Anci, Cts regionale, direzione della prevenzione e sindacati. Intorno a un tavolo per dettare i suggerimenti per i dirigenti scolastici. Un documento che è tra i primi atti ufficiali della nuova dirigenza di Palumbo e tra gli ultimi documenti scolastici della giunta Zaia, prima del voto.

GLI SPAZI

La prima questione riguarda gli spazi. Niente banchi doppi né troppo grandi; disposti in colonne distanziate tra loro di almeno 60 centimetri e righe ad almeno un metro. Un metro e mezzo dalla lavagna e due dal professore. E poi indicazioni sulla capienza massima di ciascuna aula, a seconda di metratura (il 74% delle aule venete ha una superficie oltre i 50 mq) e grandezza del banco. In un’aula da 55 metri quadri, ad esempio, potranno trovare posto fino a 20 o 30 studenti. Per la ricreazione, quando non sia possibile farla all’esterno, si suggerisce «l’assegnazione di spazi agli stessi gruppi di classi, determinandone la capienza». Niente lezioni in palestra «per ragioni didattiche e strutturali». In mensa il distanziamento sarà di un metro, con servizio a turni. Se non è possibile, la refezione potrà avvenire anche in altri spazi, anche in aula. Per entrare a scuola bisognerà utilizzare più porte, mentre ci sono dubbi sugli ingressi scaglionati. «Alle materne sono già previsti, ma alle superiori sono complessi da attuare» spiega Palumbo.

LA DIDATTICA

Ma il tema caldo è la didattica. Niente sdoppiamenti, se non nelle prime: la media di studenti nei licei è di 20.9 alunni per sezione, 25 al primo anno. La parola più gettonata è interclasse. Alle materne e alle primarie, con l’utilizzo di tutti gli spazi della scuola, e alle secondarie. Con previsioni che mal si conciliano con le norme seguite finora: piccoli gruppi, stabili, per evitare un isolamento di massa all’emergere di un contagio. Soprattutto alle superiori, i ragazzi in eccedenza saranno raggruppati in altri spazi, seguiti da docenti di potenziamento, per approfondimenti e attività laboratoriali. Una prospettiva di promiscuità difficile da inquadrare. E dove trovare i docenti di potenziamento? Dei quasi 50 mila insegnanti veneti, 14 mila sono precari, a cui aggiungere 3 mila pensionamenti. E quindi 17 mila insegnanti ordinari da trovare, più le migliaia per gli approfondimenti. Il rischio è la “rincorsa al laureato”. «Stiamo quantificando gli insegnanti che mancano; da anni abbiamo un organico insufficiente» la stoccata di Donazzan a Roma. «Chiederemo più docenti e più collaboratori» aggiunge Palumbo. I “bidelli” per servizi igienici, disinfezioni di cattedre e palestre dopo ogni turno. Turno da 45 minuti, come le lezioni. «L’attenzione di uno studente non dura 60 minuti» spiega Palumbo.Gli approfondimentiE poi spazi da trovare per l’interclasse, di cui si parlerà nei prossimi giorni, nelle conferenze di servizi con i dirigenti. «Finora non li abbiamo disturbati, lavorando sulla base dell’anagrafe della Regione» precisa Palumbo, suscitando malumori tra i presidi che avrebbero voluto essere consultati. I ragazzi esclusi, a rotazione, dall’aula saranno di fatto esclusi dalle spiegazioni. «Ma è una vecchia idea di scuola, superata» risponde Palumbo. Gli approfondimenti potranno avvenire in strutture esterne agli istituti, come le biblioteche. E, extrema ratio, con la didattica a distanza, per gruppi o intere classi. Ma Palumbo e Donazzan sperano di evitarla. 

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