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«M9, cessioni e stop sprechi»

Fonte: Il Gazzettino del 21-04-2020

«La Fondazione riuscirà a far quadrare i conti di M9? Io sono molto positivo. Ci sono capacità e competenze in grado di riprogettare e gestire museo e distretto arrivando alla sostenibilità economica di questo che è un progetto straordinario. Certo, c’è molto da lavorare soprattutto all’interno per ridurre gli sprechi ed aumentare l’efficienza della struttura, ma la discussione che c’è stata mercoledì scorso nel Consiglio generale della Fondazione è stata molto approfondita ed importante». Andrea Dossi, professore associato di Programmazione e Controllo all’Università Bocconi, ha guidato il team di advisor della Dgm Consulting di Milano che ha consegnato nei giorni scorsi la relazione sullo stato di salute del polo M9, a fronte dei 6,9 milioni di euro di disavanzo nel solo 2019 (le spese correnti, insomma), senza contare i 110 milioni messi dalla Fondazione di Venezia per realizzare l’intero progetto. La mission di Dossi, oggi, è di fatto conclusa con la presentazione di questo dossier nel quale si suggerisce un Piano complessivo di intervento basato su nove progetti che puntano a raggiungere l’equilibrio economico-finanziario nel medio periodo, partendo subito dal ridisegno della struttura organizzativa, passando poi al rilancio del museo e della gestione immobiliare del distretto e, infine, alla valorizzazione – cioè la cessione – di tutto o di una parte del Polo immobiliare.

Professor Dossi, i conti del 2019 sono allarmanti e, in questo 2020, si aggiunge pure la crisi dell’emergenza Covid-19, con il museo chiuso e, quindi, nessun incasso. 

«La situazione attuale ha due facce: quella negativa che attraversa tutta la società italiana costretta a fermarsi, ma anche una positiva per la parte immobiliare. Si prevede infatti un aumento della domanda di immobili di qualità nella fase post-Covid, e il Polo M9 è uno di questi vista l’alta qualità architettonica. Inoltre, sul fronte del Museo del Novecento, il periodo che stiamo attraversando sta dimostrando come tutti i musei stiano potenziando l’uso della tecnologia per accedere ai contenuti artistici. In questo senso M9 è nato anche digitale, e potrebbe cogliere l’occasione di rafforzare questa sua identità». 

Parliamo del deficit. Il problema riguarda più l’eccesso dei costi di gestione o la carenza di ricavi dai biglietti e dagli affitti degli spazi del distretto?

«Guardando al futuro, l’incremento dei ricavi dipende da molte variabili esterne, come la risposta del territorio e l’andamento del mercato immobiliare. Per questo noi ci siamo focalizzati più sul contenimento dei costi, con progetti sull’organizzazione e la gestione interna che, per esperienza, portano a risultati certi».

Quindi come si arriva alla sostenibilità economica per non costringere la Fondazione a ripianare altri milioni di debiti?

«Il 70 per cento dei risultati dei nostri progetti arriveranno dal recupero dell’efficienza e all’eliminazione degli sprechi, e il restante 30 per cento dalla messa a regime e dal rafforzamento del Polo M9. Il Museo ha troppe risorse assegnate: budget per macroattività, comunicazione, promozione, gestione della didattica Tagli? No, il problema principale è l’organizzazione. La gestione deve essere più razionale e con una guida univoca».

Ma il museo ne risentirà?

«Il museo non va cambiato a distanza di poco più di un anno dall’apertura, ma il prodotto va valorizzato sotto il profilo dell’offerta didattica, tecnologica ed editoriale. M9 è un grande progetto che fa onore alla Fondazione, al territorio e alla città di Mestre. Se andiamo a vedere i visitatori che ci sono stati finora, pochissimi sono però arrivati dal territorio circostante. Mestre deve capire la grandezza di questo progetto di diffusione culturale»
Avete proposto la valorizzazione, che significa la vendita, degli spazi dell’ex Chiostro.

«Per qualsiasi Fondazione esiste la necessità di una corretta struttura degli investimenti. Bisogna pensare nel medio termine ad una smobilitazione totale o parziale del Polo M9, con la cessione oppure il conferimento ad un Fondo immobiliare. E il suo valore, già elevato visti i riconoscimenti internazionali ottenuti da questo progetto, aumenterà anche in funzione del successo di mercato che potrà ottenere il museo».

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