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«M9, fallimento annunciato sia vetrina del made in Veneto»

Fonte: La Nuova Venezia del 25-03-2020

Il fallimento annunciato del museo M9 reclama con forza una soluzione all’evidente contrasto tra la pregevole qualità del contenitore, non a caso frutto di un concorso internazionale, e la povertà dei contenuti, come ripetutamente segnalato anche in questi giorni. Ma nel rapporto tra contenitore e contenuti deve entrarci anche il contesto di Mestre centro, che ha perso attrattività più di altre città, pur se per le medesime ragioni, la ristrutturazione della rete commerciale sotto i colpi della grande distribuzione e delle piattaforme on line. M9 sconta dunque un duplice fallimento, culturale e commerciale. In sostanza significa che non trova clienti per entrambe le offerte, che si elidono anziché sommarsi, ed hanno un costo. Diciamo che per attrarre nuovi clienti serve una nuova offerta basata su di una qualità evidente. Il tema del’ 900, nella sua duplice veste di storia industriale o metropolitana, mi pare “freddo” in quanto già metabolizzato da un vissuto quotidiano che non suscita particolari emozioni nei più. Più interessante sarebbe invece ragionare sul fatto che la città capoluogo regionale, che polarizza il turismo regionale con la città storica, nulla comunica sulle eccellenze della produzione economica contemporanea, agricola e manifatturiera, di una regione che sostiene con forza nel mondo un export di qualità ma non dispone di una identità territoriale facilmente riconoscibile. 

Se il Fontego dei tedeschi, riconvertito a shopping turistico, a Venezia funge vetrina del “made in Italy“, Mestre potrebbe ospitare un “made in Veneto” alla duplice portata del turismo internazionale e interno. Rientra naturalmente in questa visione una forte offerta enogastronomica, qualificata quanto diversificata, su base regionale. Qualcosa che giustifichi in sé una esperienza diretta, gradevole e accessibile, alternativa al junk food imposto dal turismo di massa. Manca l’offerta culturale? Non credo proprio. Dietro ogni eccellenza ci sta una storia di saper fare, in cucina come in officina, qualcosa che viene dalla storia ma si declina nella contemporaneità. Mestre dalla contemporaneità del ‘900 è stata per molti versi brutalizzata. Da questa condizione deve saper trarre le risorse tanto per essere protagonista quanto per ripristinare la sua identità originaria. Se M9 saprà riproporsi in questo ruolo potrà dire di aver interpretato il suo mandato. –Franco Miglioriniarchitetto e urbanista

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