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M9, gli advisor bocciano la governance: «Previsioni generose e bassa efficienza»

Fonte: La Nuova Venezia del 10-04-2020

La Fondazione di Venezia ha ricevuto la relazione conclusiva degli advisor di DGM Consulting chiamati a valutare i “mali” del museo M9 di Mestre. Che deve cambiare passo con una nuova governance. Analisi chiesta dal consiglio generale che discute da mesi del polo culturale e commerciale costato 110 milioni di euro. Il documento dei consulenti sarà presentato in conference call da Andrea Dossi, fondatore della società e capo del team di analisti, in occasione del Consiglio di Amministrazione e del Consiglio Generale dell’ente, in calendario mercoledì 15 aprile.Il tempo delle decisioni è vicino. La fondazione, presieduta da Giampietro Brunello, precisa: «Il lavoro richiesto agli advisor non mette in alcun modo in discussione, né ridimensiona, la valenza del progetto M9, che anche nella relazione mantiene fede alla sua vocazione principale, ossia essere punto di incontro e di attrazione culturale, sociale ed imprenditoriale per tutta la città metropolitana». E si precisa che il lavoro di analisi, e scelte, porterà ad «una proposta legata anche alla valutazione dei costi, non certamente con l’obiettivo di tagliare a prescindere, ma di garantire il rilancio ed il futuro del Polo M9».Nove progetti su tre aree strategiche sono la proposta degli advisor che ammettono che i 6,9 milioni di euro di disavanzo del museo appena nato sono una cifra rilevante. «A fronte dei rilevanti risultati sociali e culturali del Polo, che ha ricevuto anche riconoscimenti internazionali, la distanza dei risultati economico-finanziari rispetto ai piani iniziali è ampia e non favorevole». 

Le motivazioni si legano ad «ipotesi originarie di livello dei ricavi troppo ottimistiche e distanti dai dati consuntivi, sia nel comparto immobiliare che museale». A conferma che i 200 mila visitatori l’anno non sono un obiettivo credibile. «Dall’altra le ragioni risiedono anche nella bassa efficienza della struttura dei costi del Polo, che risente di una struttura societaria inadeguata alle sfide gestionali del Polo». La governance non funziona, neanche con i due manager. Quindi , proseguono, serve «un potenziamento dell’offerta e un deciso incremento dell’efficacia dell’assetto organizzativo della FdV nella sua interezza, ed in particolare della struttura societaria del Polo M9». Nulla è perduto per il Museo del Novecento. La proposta di piano vede 9 progetti per centrare l’equilibrio economico-finanziario in tre aree di intervento «da attivare subito». E si precisa: « La prima, con impatti di brevissimo periodo, richiede il ridisegno della struttura organizzativa e di gestione del Polo M9». Per semplificare il governo del progetto e con chiare indicazioni alle due società di gestione e a Fondazione. La seconda, di breve periodo, richiede la ridefinizione dei «processi operativi di gestione immobiliare, eventi e museale necessari per focalizzare risorse e nuovi investimenti sulle aree chiave (…)e avere maggiore successo commerciale». La terza, sul medio periodo, prevede «sia una serie di azioni tese allo sviluppo, commercializzazione e valorizzazione del Polo immobiliare sia una riflessione circa il modello di sviluppo delle attività museali al fine di rinforzare e dare maggiore identità al Museo M9.

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