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M9, le criticità secondo la Fondazione «Rivedere governance e offerta culturale»

Fonte: La Nuova Venezia del 14-03-2020

Spazi non del tutto adeguati, offerta culturale con delle lacune, e un numero troppo basso di persone che possono visitare in contemporanea gli spazi del museo. Sono gli aspetti che secondo Giampietro Brunello hanno condizionato lo sviluppo dell’M9 e del suo polo culturale e commerciale. Ieri, il presidente della Fondazione di Venezia, in scadenza di mandato entro il prossimo maggio, ha presentato al consiglio di amministrazione dell’ente una sintesi dei diversi contributi emersi in questi mesi grazie alla collaborazione degli advisor della Dgm consulting. Era stato il consiglio straordinario della Fondazione di Venezia, il 23 ottobre scorso, con conti e cifre, su richiesta di un gruppo di consiglieri, tra cui l’ex sindaco e oggi consigliere Paolo Costa e i rettori di Ca’ Foscari e Università Iuav, a decretare l’arrivo dell’ advisor. Consulenti incaricati di lavorare a stretto contatto con Stefano Sernia e Edmondo Pasquetti (rispettivamente direttore generale della Fondazione di Venezia e direttore del distretto commerciale) e di aiutare a fare le scelte migliori per far marciare il progetto M9, costato 110 milioni di euro alla Fondazione di Venezia. Bello, interessante, ma che viaggia con un numero di visitatori inferiore alle aspettative di un anno fa. E in effetti, a febbraio era emerso come il disavanzo dell’M9 arrivasse a 6 milioni e mezzo di euro. Solo 54 mila visitatori in un anno che, con una media di 4.500 al mese, rendono assolutamente sovrastimate le vecchie previsioni di investimento culturale, quelle da 200 mila visitatori l’anno. Ma accanto ai pochi visitatori, l’altro male di M9 conduce direttamente a un distretto commerciale che non decolla sul fronte degli affitti.

Ecco allora che la relazione di ieri di Brunello si trasforma in una critica ad alcuni aspetti fondamentali dell’organizzazione del museo. Il primo, quello strutturale. Gli spazi dell’ex convento, come spiegato dal presidente di Fondazione di Venezia, si sono rivelati non in tutto adatti a uno sviluppo commerciale. C’è poi l’aspetto legato all’offerta culturale del Museo del ’900. Le carenze riguardano aspetti fondamentali per il XX secolo. Ecco alcuni esempi elencati nell’incontro di ieri: la costituzione dell’Europa, la conquista dello spazio, le scoperte in fisica e medicina. C’è poi il problema del numero di persone che possono contemporaneamente visitare il museo, condizionato da tempi di visita troppo dilatati. A detta di Brunello, poi, serve anche una riorganizzazione della governance. Come? Semplificando gli organi e garantendo una maggior interconnessione con il consiglio d’amministrazione della Fondazione. Così, nella relazione si immagina un percorso “ponte”, con l’obiettivo di ridurre le attuali perdite e di portarle entro il 2021 nei limiti di sopportabilità previsti nel piano triennale. Un passo necessario, se non indispensabile, per realizzare la sostenibilità dell’intero polo museale che può essere garantita solamente dell’autosufficienza economica del distretto M9. Ridurre le perdite, poi, garantirebbe di liberare risorse per altre iniziative a favore del territorio. Ad ogni modo, il quadro sul futuro dell’M9 sarà più chiaro a fine marzo quando è prevista (salvo rinvii per l’emergenza sanitaria) la relazione finale sugli scenari di intervento da parte dell’advisor incaricato. 

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