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«M9, le perdite erano ben conosciute»

Fonte: Il Gazzettino del 06-05-2020

Il titolo della storia M9 potrebbe essere Va in rovina il mio popolo per difetto di scienza (Osea 4,6) che rende adeguatamente i contorni dei fatti. Scrivo alcune osservazioni a seguito degli articoli del Gazzettino sulle vicende dell’M9 , considerando che perderà al 31/12/2019 quasi 10 milioni di euro di cui 2.177.626 nel 2017, 4.730.353 nel 2018 e almeno altri 4 milioni nel 2019. La fonte dei dati richiamati a consuntivo sono riportati dal bilancio pubblicato al 31/12/2018.

Leggo di suggestive quanto indefinite ipotesi di intervento da parte dell’M9 quando i dati contabili comunicati dall’azienda non consentono di sostenere una ragionevole continuazione dell’attività. Premesso che non si capisce quale sia la vocazione dell’azienda, ma i numeri della storia si possono definire molto particolari: il reddito operativo 2018 è 648% dei ricavi ma nel 2017 era già -325 %; il patrimonio netto al 31/12/2018 ammontava a 95.000 a titolo di capitale + 19.000 di riserva legale + 97.134.184 di una riserva non guadagnata ma da conferimento per effetto di sistematici versamenti nel tempo; nel 2017 la riserva era 65.456.220 ma nonostante la perdita di 2.177.556 , zero ricavi museali e 343.231 ricavi da affitti, si è ritenuto di incrementare la riserva fino a 97.134.184; i ricavi 2018 ammontano per il museo a 79.497 realizzati con la vendita di circa 7949 biglietti, mentre per la parte affitti i ricavi ammontano a 651.151 per un totale di 729.648 contro un investimento di 97.134.184. I costi di produzione al 31/12/2018 ammontano a 5.460.001 e al 31/12/2017 a 2.846.976 . Tuttavia, questi fatti non hanno in alcun modo suggerito una riflessione sulla bontà del progetto e della sua gestione corrente. Il risultato operativo 2017 era infatti negativo per 2.177.545 ed è, nel 2018, negativo ancora per 4.730.573 .

Dati quindi ben conosciuti e in continua crescita, della perdita, che richiedevano almeno una adeguata valutazione dei fatti per comunicare, perché l’ingente capitale investito, che ha comunque un costo, è andato significativamente perduto nel 2017, nel 2018 e lo sarà anche nel 2019. La simulazione dice che la perdita 2019 potrebbe ammontare a 4.383.461 solo perché si risparmiano ben 253.000 rispetto al 2017, relativi alla liquidazione di un dirigente, mentre i ricavi previsti 2019, al lordo dell’acqua alta, potrebbero ammontare a 69.162 . I dati di bilancio confermano che la perdita del capitale di rischio 2017 e 2018 deriva unicamente dalle scelte della sola gestione caratteristica, non esistendo gestione finanziaria o gestione extra o straordinaria. I numeri avrebbero comunque dovuto suggerire che se non si realizza alcun reddito operativo, sempre gravemente negativo per il 2017 e per 2018, non si vende, in termini di ricavi, il capitale investito (turnover) e il margine sulle vendite è sempre negativo non si realizza neppure l’ipotesi della speranza nel miracolo soprattutto non avendo almeno tentato, a quanto sembra, la stima della domanda, di fondamentale conoscenza, per l’inizio e la continuazione di qualsiasi attività di impresa. 

La situazione è tale che per il pareggio 2019 è necessario un incremento del fatturato del 655% che richiede ricavi per 5.508.842 contro una crescita simulata dei costi dello 0,20% pari a 5.470.921; La via di uscita prospettata sarebbe una generica vendita, senza peraltro essere in grado di indicarne la data, che comunque appalesa una evidente rinuncia radicale al progetto iniziale che contrasta con l’avvedutezza e ragionevolezza delle scelte iniziali e delle attività compiute quale sarebbe stata praticata da un amministratore diligente. L’amministratore sarebbe anche chiamato ad «agire in modo informato» e a curare la «adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e il suo concreto funzionamento».

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