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«M9, si sta perdendo una grande occasione. Rilancio possibile sfruttando il digitale»

Fonte: La Nuova Venezia del 07-04-2020

«Invece di mettere in cassa integrazione, in maniera secondo me discutibile, i dipendenti del Museo M9, la Fondazione di Venezia sta perdendo una importante occasione di rilancio digitale per la raccolta, quando potrebbe sviluppare invece un intenso programma di insegnamento a distanza e di proposte di approfondimento on line di temi storici del Novecento, legati anche al suo patrimonio». Giuliano Segre, a lungo presidente della Fondazione di Venezia e demiurgo del progetto del Museo del Novecento di Mestre, cullato per anni prima della sua realizzazione, non si rassegna, ora, a vedere la sua “creatura” a lungo progettata, ridotta in queste condizioni. Con una presenza poco più che sporadica on line o sui social nel momento in cui anche i musei tradizionali, con l’emergenza sanitaria che li obbliga a restare chiusi, si inventano di tutto pur di dimostrare di voler continuare a vivere e tenere una porta – virtuale – aperta ai propri visitatori.«Le fondazioni bancarie», commenta Segre, «devono per legge perseguire esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico e non mi pare che la messa in caso integrazione dei dipendenti rientri tra questi. Non quelli della Fondazione, peraltro, ma delle sue emanazioni Fondazione M9 e M9 District che si occupano appunto del museo del Novecento e del funzionamento delle sue strutture. Capisco l’esigenza di tenere i conti in ordine in un momento difficile anche per l’emergenza sanitaria in corso, ma questa era anche un’opportunità importante da cogliere per il Museo, invece di mandare i lavoratori a casa».Il professor Segre fa degli esempi concreti. 

«Nel Comitato scientifico di M9 che non si è di fatto mai riunito sino ad oggi in modo concreto, c’è un grande giornalista come Paolo Mieli che fa su Raistoria le sue interessantissime Lezioni di storia con esperti e spirito divulgativo, ma nessuno ha evidentemente pensato finora di coinvolgerlo seriamente nel progetto di M9. Presidente di quel Comitato Scientifico è Massimo Bray, direttore generale della Treccani, società che con il ministero dell’Istruzione ha anche raggiunto un accordo di collaborazione per l’insegnamento a distanza. La stessa Fondazione di Venezia ha acquisito anche quote di proprietà della stessa Treccani. Possibile che con queste premesse e queste presenze non si possa costruire un progetto organico di M9 per l’insegnamento a distanza con particolare riferimento proprio al Novecento? E se c’è questa idea, cosa si aspetta a partire e a mettere in atto le prime iniziative in un momento in cui il Paese “vive” di insegnamento a distanza? C’è abbastanza materiale in M9 da organizzare lezioni scolastiche a tutti i livelli e non mancano giovani storici di valore come Giuseppe Saccà, Michelangela Di Giacomo e Livio Karrer già addestrati a far parlare le immagini del Novecento in Italia. 

C’è probabilmente anche la necessità di un aggiornamento tecnologico perché i sistemi pensati per M9 hanno già qualche anni e sono passati ormai circa vent’anni dal progetto iniziale alla sua effettiva realizzazione. Ma se questo Museo vuole continuare a vivere, in un contesto perlomeno metropolitano e collegandosi naturalmente anche all’attività del polo universitario di terraferma, è necessario uno sforzo rapido e intenso di ripensamento e una presenza, anche mediatica, sul territorio, che finora è quasi del tutto mancata. Se la logica è solo quella dei tagli di spesa e dei risparmi, pur in un momento di obiettiva difficoltà per tutti, è difficile andare molto lontano».Il dibattito a più voci che si è aperto anche sulla “Nuova Venezia” sul futuro di M9 è segno dell’interesse cheesso ancora suscita. Ma anche, purtroppo, delle crescenti perplessità sul suo sviluppo futuro.

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