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«M9, svolta o sarà fallimento»

Fonte: Il Gazzettino del 12-05-2020

Non sarà la vendita della Casa Tre Oci a salvare l’M9 che arranca, con un buco di bilancio di 7 milioni di euro nel primo anno com’è stato messo in evidenza anche dalla recente analisi degli advisor. Il sindaco Luigi Brugnaro si è opposto alla cessione del centro espositivo della Giudecca e anche il presidente della Fondazione Venezia Giampietro Brunello ha poi chiarito che l’operazione non è all’ordine del giorno, in quanto il consulente incaricato Tommaso Santini ha parlato solo di valorizzazione del patrimonio immobiliare, senza contemplare l’alienazione. La questione comunque fa discutere in città. 

I CONTRARI

L’eventualità di non vendere, spinta dal sindaco, trova concordi il direttore dell’Ava Claudio Scarpa, il sociologo e presidente della Municipalità Gianfranco Bettin e il presidente degli Amici dell’M9 Roberto Stevanato. «Gli albergatori spiega Scarpa ci avevano parzialmente creduto, invece il museo è un fallimento, è sotto l’occhio di tutti. Purtroppo abbiamo perso un’occasione per rendere Mestre baricentrica nella Città metropolitana. Vendere la Casa dei Tre Oci? Sarebbe sbagliato, non è giusto dare la sensazione che per salvare qualcosa, si venda qualcos’altro». Quale futuro, dunque per M9? «Bisogna trovare il modo di sopravvivere aggiunge Scarpa perché purtroppo dopo Covid-19 l’economia potrà ripartire solo tra due-tre anni. Anche la parte immobiliare è diventato un problema. Da parte nostra c’è grande dispiacere». Per Bettin, a causa della pandemia, «purtroppo siamo nella parentesi più brutta. È chiaro che se resta isolato il museo non ce la fa, ma è anche vero che le istituzioni da sole sarebbero più povere. Bettin condivide la posizione di Brugnaro e poi anche di Brunello. «Non è vendendo i beni pubblici che si risolvono i problemi di bilancio riprende Servono nuove politiche per valorizzare M9, strategie d’investimento diverse. La fase, però, è difficile perché gli effetti della pandemia rendono complicata la prospettiva. Col buco di bilancio si rischia il patatrac». Bettin auspica che «attorno all’M9 si organizzi un grande sforzo del Comune e dell’intera Città metropolitana. L’onere è grande, ma sono grandi anche le potenzialità. E, allora, prima di tutto bisogna allargare la discussione alle istituzioni culturali, creare sinergie, nuovi progetti di rilievo. 

La struttura museale è molto impegnativa e va collocata in un contesto più ampio». Santini è stato incaricato di valorizzare il patrimonio immobiliare e per Bettin «è la persona giusta, al Vega ha lavorato bene». Stevanato è il presidente degli Amici di M9, l’associazione nata proprio per dare sostegno al museo. «La cultura non è business, solo poche realtà nel mondo hanno la capacità di autosostentarsi sottolinea Per M9 è ancora più difficile, perché è stato appena costruito e per la concezione di museo virtuale, non tradizionale. La verità è che purtroppo è stato concepito sotto una cattiva stella, risentendo anche della crisi economica. Ma credo che spazio di recupero ce ne sia ancora». Anche Stevanato condivide che non sia opportuno vendere la Casa dei Tre Oci: «Io non venderei mai nulla di un patrimonio, anche perché significherebbe svendere. Per salvare l’M9 è necessario snellire l’apparato dirigenziale e bisogna elevare il livello degli eventi culturali che se sono di spessore diventano capaci di rilanciare anche gli spazi commerciali». Conclude: «Sappiamo che per alcuni anni la situazione non sarà florida, ma occorre fare di tutto affinché il museo diventi il punto di riferimento, oso dire, culturale dell’intero Nordest. Le premesse sono difficili, ma la sfida si vince se si pensa in grande». 

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