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Manutenzioni, stop alla bioraffineria. L’impianto dell’Eni fermo venti giorni

Fonte: La Nuova Venezia del 20-04-2020

Fin dall’inizio della pandemia da coronavirus la bioraffineria Eni di Porto Marghera ha continuato a produrre il biodiesel usato dalla rete di autotrasporto che non si è mai fermata. Ora però si fermerà per circa venti giorni, a cominciare da giovedì 23 aprile, per «la sostituzione dei catalizzatori e per consentire l’attività di manutenzione degli impianti». Lo stop era programmato per lo scorso marzo ma poi, con lo scoppio della pandemia, è stato prorogato. Giovedì inizieranno le operazioni di fermata degli impianti della bioraffineria e da mercoledì 29 aprile prenderanno avvio anche le operazioni di fermata del turbo gas dell’impianto Coge (cogenerazione) che permette di recuperare l’idrogeno necessario a produrre biocarburanti, per una durata di circa 12 giorni. La nota trasmessa da Eni al Comune di Venezia precisa che nel «periodo transitorio di fermata e riavvio degli impianti, il livello visibile della torcia della bioraffineria, attiva come presidio di sicurezza, potrebbe subire variazioni ». 

La bioraffineria di Porto Marghera è stato il primo esempio al mondo di riconversione di una raffineria tradizionale in bioraffineria. Dal 2014, qui vengono trattati e convertiti circa 360.000 tonnellate di oli vegetali usati all’anno, destinati a diventare 600.000 a conversione ultimata. Nel 2018 il 10% circa del totale è rappresentati da oli vegetali usati e di frittura, soprattutto provenienti da ristorazione e grande distribuzione. Dal 2021, è previsto il potenziamento della capacità di lavorazione, con una sempre maggiore quota di materie prime che derivano da scarti della produzione alimentare, come oli usati, grassi animali e sottoprodotti legati alla lavorazione dell’olio di palma. Eni ha firmato un anno fa un accordo con RenOils, cioè il Consorzio nazionale (appunto) degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo di quei prodotti di scarto. Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, già pienamente funzionante a Porto Marghera, e a quella di Gela in Sicilia. L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Basti pensare che nel 2018 sono state raccolte circa 75. 000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dalla ristorazione e dall’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno. La maggior parte della produzione avviene nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali.

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