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Mestre dice no all’inceneritore

Paolo Guidone per Il Gazzettino del 05-02-2020

 

«Un piano poco trasparente , un business per pochi sulla pelle dei residenti, per questo chiediamo il ritiro del progetto dell’inceneritore di Fusina». È un rifiuto netto quello espresso ieri sera dai comitati e dalla associazioni ambientaliste, oltre che dal Cobas del Comune, che si sono dati appuntamento al teatro Kolbe in occasione di una affollata assemblea pubblica convocata dal comitato Opzione Zero per illustrare il progetto di realizzazione dell’inceneritore di Fusina, voluto da Veritas e da Ecoprogetto e sponsorizzato da investitori privati riconducibili alle società Bioman e Agrilux del gruppo Finam. Il rischio paventato dai relatori è quello di un grave impatto per un territorio già ambientalmente martoriato – solo di diossine si parla di una richiesta di autorizzare emissioni per almeno 2.200 milligrammi all’annoLE STIME Medicina Democratica stima che il nuovo inceneritore brucerebbe fino a 450.000 tonnellate di rifiuti l’anno, tre volte quanto trattato oggi, oltre a fanghi e percolato proveniente da tutto il Veneto. «Il primo motivo per essere contrari è che la normativa europea e quella nazionale indicano come priorità la riduzione dei rifiuti, il riuso e il riciclo del materiale ha spiegato il biologo Gianni Tamino e solo quando abbiamo esaurito queste tre tappe, si può pensare a opzioni ulteriori tra cui l’incenerimento. Ma l’indicazione europea è anche quella di realizzare un’economia circolare, mentre bruciando la materia non possiamo riciclarla per la perdita di materiale che va nell’aria e inquina sia in termini di polveri sottili che di idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti e diossine». Nel corso dell’incontro di ieri è stato ricordato che la normativa europea impone la riduzione delle emissioni inquinanti nelle zone in cui i limiti previsti non vengono rispettati. «Si vuole trasformare l’attuale impianto di trattamento meccanico biologico di Ecoprogetto in un impianto di incenerimento vero e proprio – ha sottolineato Tamino e crediamo che questo sia estremamente sbagliato perché sarebbe sovradimensionato, ma soprattutto perché investendo diversamente i 100 milioni di euro necessari per realizzare l’inceneritore si potrebbe ottenere la riduzione del rifiuto urbano residuo e l’implementazione della raccolta differenziata». Insieme con il rifiuto urbano residuo, il nuovo inceneritore dovrebbe bruciare anche fanghi e percolati essiccati e contaminati da Pfas: «Di fronte a una cosa del genere noi diciamo di fermare tutto e di discutere tutti insieme le soluzioni alternative possibili – ha sottolineato Mattina Donadel del comitato Opzione Zero perché dopo che sono già state inquinate le acque ed i suoli ci manca solo che venga inquinata anche l’aria».

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