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«Meno costi, più introiti commerciali» Il messaggio di Brunello ai successori

Fonte: Il Gazzettino del 20-06-2020

«Quando sono diventato presidente nel luglio del 2015, la Fondazione aveva un patrimonio netto di quasi 336 milioni di euro, e 4 milioni e mezzo di euro di fondi accantonati in grado di coprire appena un anno di erogazioni al territorio. Al 31 dicembre 2019 il patrimonio netto è salito a 360 milioni e mezzo, e il fondo delle erogazioni raddoppiato a 8 milioni e 300mila euro in modo da coprire due anni». È l’incipit della relazione con la quale Giampietro Brunello ha salutato e ringraziato i consiglieri, i manager, i dipendenti, i consulenti della Fondazione e delle realtà ad essa legate, oltre che le istituzioni pubbliche e private. Non ha tratto la conclusione, visti i numeri, vediamo chi saprà fare meglio di me che pur potrebbe venire in mente ascoltando le sue prime frasi pronunciate ieri pomeriggio dinanzi ai 14 componenti del Consiglio generale per il suo ultimo discorso da presidente, ma ha fatto gli auguri di buon lavoro al suo successore «assicurandolo che, da parte mia, se lo vorrà, troverà sempre una aperta e leale disponibilità». 

PIANO SALVATAGGIO

Per fare cosa? Per aumentare ancora di più lo stato di buona salute della Fondazione nata dalla Fondazione Carive a sua volta istituita come le altre fondazioni bancarie italiane nel 1992, e per salvare e rilanciare l’M9, il Museo del Novecento che tante risorse ha assorbito e tanti debiti accumulato. «Dopo il primo anno di attività (l’M9 venne inaugurato a dicembre 2018, ndr) sono convinto che questa strada sia percorribile» ha detto Brunello, e ha anche spiegato come si possono recuperare i 7 milioni di perdite (coperti dalla Fondazione) e arrivare alla piena sostenibilità. Brunello non dimentica che, prima ancora di insediarsi ai vertici della Fondazione, che ha finanziato con 110 milioni di euro la realizzazione dell’M9, aveva dichiarato «personalmente non lo avrei mai avviato o, comunque, lo avrei affrontato in modo diverso, sostenibile per una Fondazione come la nostra». Ma ha aggiunto che, «M9, quando sono stato nominato, era vestito e calzato con progetti, contratti, lavori iniziati, scadenze da rispettare», e quindi «l’unica strada percorribile era quella di portarlo a termine e fare tutto il possibile per renderlo sostenibile». Per farlo bisogna agire («mi permetto di suggerire al mio successore») su entrambi i fronti: intervenire subito sul modello organizzativo, portando dentro nella Fondazione Museo più attività possibili al fine di ridurre al massimo i contratti di servizi, «le cui operatività hanno il difetto di essere assoggettate ad Iva che di fatto diventa una maggiorazione dei relativi costi», mentre invece «per il museo è un onere indeducibile». In contemporanea va proseguito il processo di individuazione di «tutti i costi che oggi sono in eccesso rispetto alle reali necessità del museo», costi tarati su 200mila visitatori quando, invece, nel 2019 sono stati 86mila dei quali 54mila paganti.

Il secondo fronte è il District M9, ovvero l’area commerciale che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto sostenere il Museo. E qui c’è la sorpresa più grossa. Infatti, oltre a dover «proseguire nei contatti già in corso per la locazione degli spazi ancora liberi, in particolare al 1. e 2. piano dell’ex convento per attività utili allo sviluppo del nostro territorio», sarà necessario fare degli «interventi per rendere disponibili altri spazi per attività produttive in grado di generare ulteriori ricavi». Oltre all’ex convento, dunque, Brunello propone di destinare ad attività commerciali il piano interrano (il -1) del museo, «nel quale possono essere recuperate almeno due salette per riunioni». E non basta, perché «va portato a reddito anche il terzo piano del museo, che oggi produce perdite per oltre 500 mila euro all’anno con le mostre temporanee, e che invece sarebbe molto richiesto per incontri, riunioni, esposizioni di prodotti e quindi con una grande utilità per l’imprenditoria locale».

MODIFICARE I CONTENUTI

In questo modo si potrebbe cominciare a recuperare le perdite e rendere disponibili fondi per un altro fronte d’intervento, vale a dire il Museo vero e proprio, modificando «la modalità di narrazione dei contenuti, che sono di grandissimo interesse ma che dovranno essere anche implementati per renderli più appetibili ai turisti, in particolare stranieri». E in secondo luogo vanno cambiate le modalità di fruizione, «che oggi sono troppo rigide ed allungano i tempi di visita, anche diminuendo le interfacce touchscreen (schermi con le immagini manipolabili dai visitatori) ed aumentando quelle touchless (senza la possibilità di metterci le mani)». Tutte queste azioni porteranno a piena sostenibilità l’M9 a patto che la parte immobiliare sia conferita ad un Fondo Immobiliare, e per il Museo si trovi «un partner tecnologico necessario per tagliare i costi di aggiornamento e sostituzione dell’hardware e del software» per poterlo rendere sempre al passo coi tempi. Tra l’altro, se il nuovo presidente vorrà continuare su questa strada, avrà a disposizione anche le risorse: «Il residuo che è rimasto dello stanziamento iniziale (di 110 milioni di euro ndr.) e che, con il ricavato dalla vendita del Meucci (l’edificio ceduto a DH Hotel che costruirà un albergo a 5 stelle ndr.), ammonta a circa 3,2 milioni».

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