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Mestrini disorientati: «Disposizioni difficili da seguire»

Fonte: Il Gazzettino del 09-03-2020

Un profondo disorientamento. E’ lo stato d’animo di chi ieri ha deciso di uscire a Mestre, dopo essersi svegliato in una zona dichiarata dal Governo inizialmente rossa, poi arancione, e con nuove misure di contenimento dell’emergenza virus. Come il coprifuoco sull’ apertura dei servizi di ristorazione e bar dalle 6 alle 18, con l’obbligo di assicurare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, e la chiusura di palestre, piscine, musei, centri culturali, e quella dei centri commerciali il sabato e la domenica. In via Carducci qualche coppia ha deciso di fare una passeggiata per mangiare un gelato. «Si tratta di un decreto confuso – dice la titolare di Mivè gelateria artigianale – chiameremo i rappresentanti di categoria per capire se dobbiamo essere equiparati a un bar o meno. Forse una cosa positiva è la chiusura dei centri commerciali nel weekend». «La distanza di un metro è di difficile applicazione – dice un medico di medicina generale – in un ambulatorio come nell’autobus. Si tratta di misure di contenimento improvvise, che dovevano essere adottate molto prima». Ieri nell’autobus da Venezia a Mirano le persone viaggiavano sedute vicine, come una coppia di mestrini, lei barista, lui vigile del fuoco. «Dobbiamo pur continuare a vivere – commenta la signora – Le misure adottate dal governo dovevano essere applicate prima». In via Brenta Vecchia era aperto il bar Ca’ di Màt. All’interno c’erano diversi giovani seduti nei tavoli a un metro di distanza. «Se arrivano molte persone blocchiamo l’affluenza» ha dichiarato il gestore»

In piazzetta Coin c’era il mercatino di fiori in occasione della Festa della Donna. «Ho passato la notte con il terrore di non venire al lavoro – afferma una commerciante – Per noi venditori, il fatto che non ci siano eventi all’aperto, causa una grave incertezza sul domani». E se i tavolini all’aperto al Bar Giacomazzi in Galleria Matteotti erano occupati da giovani, anche nei plateatici dei bar in piazza non c’era posto per sedersi. «Non lavoro più – ha esclamato la titolare del Ristorante al Buso – io durante la settimana facevo solo cena, e con questa nuova ordinanza di chiusura alle 18, dovrò organizzarmi per preparare il pranzo». Seduta a un tavolino anche la titolare di un albergo di Mestre «Una situazione drammatica per il settore turistico – ha commentato la donna – dopo l’acqua alta, ho subito un crollo delle prenotazioni del 90 per cento, e da domani dovrò mettere il personale in ferie». Stessa situazione per il titolare della Pasticceria Marini e del Bar Serena in piazza Ferretto. «A causa della limitazione dell’orario ho già messo in turnazione per ferie i miei 18 dipendenti». Chiuso fino al 3 aprile recita già il cartello appeso sulla vetrina di 9 Bistrot accanto all’M9.

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