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Mille aziende bussano in Prefettura per riaprire

Fonte: Il Gazzettino del 29-03-2020

Oltre mille domande hanno intasato la Prefettura di Venezia. Sono tutte aziende che chiedono di poter riaprire dopo che l’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte tra martedì e mercoledì ha fermato tutte quelle attività non considerate necessarie. Il prefetto ha detto che sono ingolfati di domande e quindi non si sa quando e come riusciranno a rispondere. Il presidente di Confindustria Venezia Rovigo, Vincenzo Marinese, spiega che «più di 400 di quelle società che si sono rivolte alla Prefettura fanno parte della nostra associazione» e che il decreto ha commesso una serie di errori di valutazione «rischiando di bloccare anche le manifatture essenziali per la sanità e per l’alimentazione». In buona sostanza molti degli Ateco (i codici alfanumerici che individuano ogni attività economica) esclusi dal decreto e quindi obbligati a chiudere bottega sono, in realtà parte di filiere lunghe che riforniscono anche le produzioni essenziali per il Paese. Un esempio per tutti, l’Ateco del vetro: la maggior parte delle confezioni di cibo vendute nei supermercati sono conservate in vasetti di vetro o comunque in confezioni che hanno anche vetro. Una volta chiuse le fabbriche, quelle che fanno anche i vasetti per intenderci, automaticamente si fanno sparire dagli scaffali dei supermercati migliaia di prodotti come sughi, conserve, carne e via di seguito.

Poi c’è lo zinco: le bare sono fatte di zinco e molti altri prodotti essenziali hanno anche lo zinco. Chi produce i cannelli ha dovuto chiudere, e allora come si potranno fare le saldature di qualsiasi genere nelle fabbriche del petrolchimico che invece possono restare aperte o nei reparti degli ospedali dove servono manutenzioni di macchinari e impianti? E così è per molte altre attività chiuse d’imperio dal Governo, come se non bastassero le chiusure già avvenute per le restrizioni precedenti e la crisi economica innescata. «Le filiere sono talmente interconnesse che con questo decreto si rischia di paralizzare il Paese, senza contare che la risposta del Governo sul fronte economico è del tutto insufficiente», commenta Marinese che propone, invece, un piano in 6 punti. In primo luogo questa crisi dev’essere l’occasione per sburocratizzare il Paese. Il secondo punto è un appello ai sindacati, perché si dimentichino per questo periodo, gli interessi di parte e si lavori tutti assieme per salvare la salute e i posti di lavoro. E poi bisogna pensare anche al futuro, e al punto sei ci sono «gli strumenti di garanzia per i pagamenti perché, finita questa emergenza, quale sarà il fornitore che ancora si fiderà di un cliente? Non a caso Draghi ha detto che bisogna intervenire sulla leva del debito e sull’efficientamento del sistema».

PACE FISCALE

Ultimo punto è la pace fiscale. Il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, però, ha detto che bisogna aiutare chi lavora in nero: «Giuseppe Provenzano l’ho conosciuto, è estremamente preparato e attento – conclude il presidente di Confindustria -. Mi rendo conto che in un momento di tensione qualcuno possa anche sbagliare a parlare, se invece è convinto di non aver sbagliato allora è davvero grave».

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