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Mobilità su due ruote, una rete da rattoppare

Fonte:  Il Gazzettino del 30-03-2020

Sperando che il coronavirus passi al più presto, il modo migliore per uscirne è darsi da fare perchè le cose migliorino. È così che un gruppo di associazioni di Mestre capeggiate dagli Amici della bicicletta, sta lavorando ad un promemoria da consegnare ai candidati sindaco. Per le elezioni se ne parla a settembre-ottobre, ormai, ma le associazioni ci stanno già lavorando. I punti nodali sono due: la manutenzione e i raccordi tra gli spezzoni di piste ciclabili. La manutenzione delle piste è ferma a dieci anni fa, ovvero dal momento dell’inaugurazione della maggior parte delle piste ciclabili della Terraferma

I PEZZI MANCANTI

Era due Giunte fa, ovvero l’ultima di Massimo Cacciari con Enrico Mingardi assessore alla Mobilità. Mingardi riuscì in meno di cinque anni a realizzare 100 chilometri di piste ciclabili, la Giunta successiva, quella di Giorgio Orsoni con l’assessore Ugo Bergamo ne portò a compimento 12 chilometri e questa di Brugnaro con l’assessore Francesca Zaccariotto altri 12 chilometri. Insomma in dieci anni sono state realizzate piste ciclabili per 24 chilometri, un quarto di quello che è riuscito a fare in soli 5 anni Mingardi. Come mai? Basti dire che dopo Mingardi sono stati smantellati sia l’Ufficio biciclette che l’appalto con il quale si prevedeva in automatico la riparazione delle piste ciclabili su segnalazione dei cittadini. Vuol dire, di fatto, che sia la Giunta Orsoni che la Giunta Brugnaro non hanno sviluppato la mobilità alternativa all’automobile. Anzi. Basti vedere quanti soldi sono stati spesi per le rotatorie, da via Piave ai Quattro Cantoni e in entrambi i casi si è pensato solo alle auto. Non basta. Dieci anni e due Giunte non sono state sufficienti a realizzare i raccordi tra i tronconi di piste ciclabili. Il più delle volte si tratta di un centinaio di metri che basterebbe segnare per terra aggiungendo un paio di cartelli. Biagio D’Urso, da sempre anima e cuore degli Amici della bicicletta, elenca i segmenti che mancano. «Alla fine della pista di viale Garibaldi, quando si arriva all’incrocio con via Spalti, il ciclista deve scendere in strada e attraversare l’incrocio con macchine che gli arrivano da viale Garibaldi e da via Spalti. Basterebbe mettere un paio di cartelli e segnare il passaggio per terra. Costo zero». Stesso ragionamento per la pista ciclabile della Vallenari bis: mancano i cartelli che indichino la pista ciclabile e il diritto di precedenza. Collegamento e cartelli sarebbero indispensabili anche tra via Beccaria e via Trieste, a Marghera, 200 metri, non di più, ma in zona di forte traffico e pericolosa per le due ruote. Proseguendo per via Trieste, ci vorrebbe alle Catene un ponte ciclopedonale accanto a quello esistente ricorda D’Urso. E arriviamo alla bestia nera dei ciclisti, la pista che porta a Venezia. Sognata da un paio di generazioni di ciclisti, la pista sul ponte della Libertà alla fine è arrivata. Bella, larga, spaziosa, nulla da dire. Se non fosse che manca il collegamento con Mestre centro. Per arrivarci bisogna affrontare il passaggio sotto la ferrovia, quel passaggio sotterraneo che costringe a portare la bici in spalla. Per arrivare a quel sottopassaggio bisogna fare il giro del globo e cioè, se si viene da Nord, arrivare fino in via Torino, staccarsi dalla pista ciclabile e arrivare, per via Paganello – un tratturo più che una strada fino al sottopasso di Marghera. Poi da lì, bici in spalla fino al Vega e infine l’arrivo in pista ciclabile bella e confortevole fino a Venezia. 

SOLUZIONE LONTANA

«Occhio che, invece, al ritorno non c’è un cartello che indichi che bisogna, da piazzale Roma, riprendere quella pista. Anche in quel caso – ricorda Biagio D’Urso un centinaio di euro e il gioco sarebbe fatto. In ogni caso oggi la pista da e per Venezia resta un percorso ad ostacoli. È vero, ricorda Biagio D’Urso, che tra un po’ sarà pronto il ponte ciclopedonale che collega Forte Marghera con via Torino il che significa che si potrà, venendo da Nord, prendere viale San Marco, arrivare a Forte Marghera, raggiungere via Torino e da lì, passato il solito tratturo di via Paganello e il solito sottopasso di Marghera, si arriverà in pista. Ma è chiaro che la soluzione definitiva sarà quella del ponte ciclopedonale da San Giuliano ai Pili, area di proprietà del sindaco Brugnaro. Venezia diventerebbe super-appetibile per i cicloturisti. Gli stessi che aspettano il collegamento tra il parco di San Giuliano-passo Campalto-Forte Tessera fino a Quarto d’Altino per poi prendere la pista che porta fino a Jesolo. Insomma, a ben guardare non ci vorrebbe molto a far felice chi va in bici, solo un po’ più di attenzione da parte del Comune. L’ultimo esempio è quello dei Quattro Cantoni. Si sono spesi fior di quattrini per fare la rotonda, che serve esclusivamente agli automobilisti e dei ciclisti il Comune si è completamente dimenticato. Ecco perchè gli Amici della bicicletta e le associazioni ambientaliste torneranno alla carica quando si andrà alle elezioni.

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