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Mose, altri guai: 1.560 barre da verificare. Centinaia di milioni per riparare le criticità

Fonte: La Nuova Venezia del 22-04-2020

175 milioni di euro per riparare le criticità del Mose. Più i «danni non quantificabili» che riguardano lavori non fatti a regola d’arte, Centinaia di milioni, quasi il 5 per cento del costo totale, che adesso si dovranno trovare rapidamente per riparare i guasti del passato. E permettere all’opera di andare avanti. Nel groviglio di competenze, cause, diffide, conflitti di potere tra commissari. La lista è lunghissima. Riguarda guasti, carenze, malfunzionamenti. Le cifre più significative sono quelle degli impianti. 70 milioni spesi per la «carenza di impianti», con la necessità di affidare la gara europee, vinta poi dall’impresa Abb, Ma ci sono anche 34 milioni di euro necessari per la sostituzione degli «steli tensionatori», parte centrale delle cerniere attaccata dalla corrosione. Altri 35 milioni saranno necessari per riparare i danni alla conca di navigazione da 330 milioni distrutta dalla mareggiata (lato mare) e rifare le porte del lato laguna. Poi ci sono le valvole. Si è scoperto che quelle già montate non funzionano. Sarà dunque necessario sostituirle tutte. 4 per ogni paratoia. Il costo è di 11 milioni. Con una diffida inviata dai commissari Fiengo e Ossola alle imprese che le hanno realizzate, Grandi Lavori Fincosit e Mantovani. C’è anche l’ormai famosa lunata del Lido, Costata 40 milioni di euro e crollata pochi giorni dopo l’inaugurazione e il collaudo. 

Qui i milioni per riparala sono 8, e ancora non è chiaro chi li dovrà pagare.Sette milioni invece il costo per la riparazione del jack-up, la nave attrezzata per la movimentazione delle paratoie costata 53 milioni di euro. «Malfunzionamenti ripetuti», si legge nella relazione. Altri 4,5 milioni di euro i soldi necessari per riparare il danneggiamento dei tubi sott’acqua, 700 mila per le staffe che presentavano «vibrazioni insolite».300 mila euro infine per mettere a posto i guasti alle tubazioni oleodinamiche del Baby Mose di Chioggia. Richieste danni e diffide inviate in quantità. Come quella, non ancora quantificata dal punto di vista dei costi, per la riparazione delle fessurazioni al calcestruzzo negli edifici di spalla del Mose della barriera di Treporti. Oppure per le «protezioni catodiche» non realizzate in acqua sempre ai cassoni di Lido, Malamocco e Chioggia.Poi ci sono le «barre di ancoraggio». Gli agganci delle cerniere ai cassoni in calcestruzzo sullo sfondo. Si è scoperto anche qui che gli strumenti originari non erano adeguati e vanno sostituiti. Il Consorzio ha presentato un progetto per la «ritensionatura» di tutti questi elementi. Dieci per ogni cerniera, in totale 1.560. Anche qui il costo è di 4 milioni di euro, di cui 2 milioni e 200 mila per la manodopera specializzata. Progetto già presentato al Provveditorato e rinviato in attesa di chiarimenti dal Cta (il Comitato tecnico) al 29 aprile. 

Ieri riunione tecnica con gli ingegneri del provveditorato, il progettista del Mose Alberto Scotti e l’amministratore straordinario Francesco Ossola, Sono stati chiesti chiarimenti sul progetto, in particolare le prove in condizioni di mare agitato e le verifiche di cosa succede alle barre, che reggono le cerniere, in caso di mancato rientro delle paratoie nei cassoni sul fondo, come già successo. Si carc di capire anche se la manovra andrà fatta ogni tre anni, come richiesto adesso dal progetto, oppure ogni dieci anni, come nel progetto originario.Anche questo un tassello per sistemare criticità venute alla luce solo negli ultimi anni. E un braccio di ferro che continua tra le grandi imprese messe sotto accusa dai commissari per i lavori mal fatti. E le stesse aziende che accusano come – anche se con toni diversi – il provveditorato, i commissari di essere responsabili dei ritardi. E chiedono a loro centinaia di milioni di euro di danni.

 

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