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Mose, cantieri «in disordine» tubi rotti e buchi nelle staffe

Fonte: La Nuova Venezia del 09-05-2020

Tubi danneggiati e non collegati. Staffe montate male. Antincendio che manca, condizionatori e ascensori non ancora pronti. E un «grande disordine». Così i cantieri del Mose all’isola artificiale del bacan. Ieri il provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone ha compiuto un sopralluogo nei tunnel di San Nicolò e Treporti. Al termine dell’ispezione ammette che «molte cose ancora non vanno». Analisi preoccupata, perché alla prima dead line annunciata in Prefettura quattro mesi fa dal commissario Spitz e dal prefetto (il 30 giugno) manca poco più di un mese. Sarà pronto il Mose per quella data? «Naturalmente abbiamo parlato di essere pronti per un’emergenza», dice Zincone, «non significa che l’opera sarà finita. per quello manca ancora molto. Il Mose sarà finito quando saranno pronti gli impianti di emergenza, ma anche le opere complementari e paesaggistiche».Intanto però il quadro è meno roseo di come appariva. La Control room dell’Arsenale non è ancora pronta. 

E le prossime prove di sollevamento delle paratoie (Malamocco e Chioggia insieme) previste per fine maggio saranno possibili grazie al ponte radio organizzato dal VII battaglione dell’Esercito.Restano i guasti tecnici da riparare. Una parte di questi verificati di persona dal Provveditore. Da tempo è in atto una polemica con gli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova (Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola) nominati da Anac e ministero dell’Interno dopo gli arresti dei vertici del Consorzio e delle imprese del Mose coinvolte nello scandalo tangenti.Proprio le vecchie imprese (Covela e poi Fincosit) hanno accusato i commissari dei ritardi, chiedendo i danni. .Loro ribattono. «Nell’ultimo anno quasi tutti i progetti proposti dal Consorzio sono stati bocciati dal Cta, l’organo tecnico del Provveditorato. Alcuni con la giustificazione che «si tratta di lavori non fatti a regola d’arte, i cui costi di ripristino devono esser carico del concedente». «Non si possono pagare gli stessi lavori due volte», dice Zincone. «Giusto, ma non possiamo nemmeno pagare noi le colpe di altri», replicano le piccole imprese che adesso dopo l’uscita delle «grandi» (Mantovani, Fincosit e Condotte, che hanno lavorato fino al 2014, si trovano a gestire i lavori alle bocche. E se i soldi non arrivano, il lavori vanno a rilento. «Se non avremo certezze ci fermeremo a fine maggio», hanno scritto..Intanto si devono «aggiustare» tutti i guasti. 

A Treporti le paratoie hanno il problema della sabbia, la manutenzione era stata sottovalutata dai progettisti. E poi i tubi, le staffe, le cerniere e la corrosione da ripulire, gli acciai impiegati che non sono gli stessi dichiarati nel progetto. Oltre ai danni evidenti prodotti alla conca di Malamocco, alla lunata di Lido, al jack-up. In totale almeno 100 milioni di euro per le riparazioni. Altrettanti serviranno ogni anno per la gestione e la manutenzione delle paratoie in fondo al mare. Una gara è ancora soggetta a ricorsi, tre i partecipanti per la manutenzione la croata Brodosplit, la Cimolai di Pordenone e la Fincantieri, gigante delle costruzioni navali. Ma dove si farà la manutenzione delle paratoie? All’Arsenale, aveva stabilito il Consorzio di Mazzacurati dopo aver avuto in concessione i Bacini dal Demanio per trent’anni, nel 2005. Il provveditore Linetti aveva deciso di spostare l’attività a Marghera, in area Pagnan, liberando l’Arsenale. «Stiamo valutando, ma in Arsenale non si farà», dice Zincone. Uno dei tanti nodi irrisolti della grande opera. 

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