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Mose, colpo di spugna ai debiti delle imprese. Stop ai lavori dell’Arsenale e in laguna

Fonte: La Nuova Venezia del 11-04-2020

Un colpo di spugna su cause e contenziosi pendenti. E l’accantonamento di tutti gli interventi «non indispensabili alla messa in funzione delle paratoie del Mose». Molti dei quali già in corso, tolti al Consorzio dei commissari e affidati in futuro direttamente al Provveditorato. Una rivoluzione che potrebbe modificare lo scenario della salvaguardia lagunare, quella ipotizzata dal provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone. Che ha scritto una lettera dai toni ultimativi agli amministratori straordinari del Consorzio Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, nominati dall’Anac e dal prefetto di Roma dopo lo scandalo. L’invito è quello di acconsentire a una modifica unilaterale della convenzione del 1991 con un «Atto aggiuntivo» Il settimo da allora, l’ultimo è stato sottoscritto con la lista degli interventi nel 2017. Sarebbero annullati con questo «atto transattivo» tutti i contenziosi in essere. E lo Stato si assumerebbe «gli oneri della manutenzione e dei ripristini dovuti a danni e incuria». 

Alle imprese debitrici per gli interventi sbagliati e spesso dai prezzi gonfiati finite sotto inchiesta non si chiederebbe più nulla. La motivazione, messa nero su bianco, è che si ritiene «aleatorio» il fatto che quei soldi possano essere restituiti. Tracciando una linea sui contenziosi, il Mose potrebbe andare avanti più spedito.La proposta di nuova convenzione prevede anche il passaggio al Provveditorato di una parte del personale del Consorzio e delle sue aziende Comar e Thetis, in totale circa 250 persone. Per la verità molti dipendenti del Consorzio lavorano già distaccati al Provveditorato. Una vicenda che aveva sollevato qualche anno fa una inchiesta penale da parte dell’ex giudice Felice Casson sui «conflitti di interessi» tra controllori e controllati.Ma il 31 dicembre del 2021 i lavori del Mose dovrebbero essere conclusi. Dunque il personale potrebbe passare allo Stato. Per farlo, il Provveditorato annuncia già da ora che dovrà avvalersi di un «consulente specializzato».Infine, i lavori. 

Al Consorzio rimarrebbe la conclusione del Mose, mentre la fase di avviamento sarebbe anche questa trasferita al Provveditorato, sotto il coordinamento della commissaria Sblocca cantieri Spitz.Via dalla concessione anche la serie di interventi già progettati e in parte affidati – molti sono cominciati – che riguardano l’Arsenale, il piano Europa e gli interventi per l’inserimento del Mose nell’ambiente lagunare, la morfologìa. Lavori che le imprese «minori» del Consorzio stanno in parte già portando avanti. Bloccati dalla mancanza di liquidità, un problema più volte sollevato dagli amministratori del Cvn.Anche su questo fronte la proposta di nuovo Atto aggiuntivo sarebbe risolutiva. «E’ questo l’unica possibilità», scrive Zincone nella proposta, «per rimodulare i finanziamenti di 5493 milioni di euro previsti nella convenzione». Come dire, senza questa firma i soldi non ci sono. Cifra che adesso pare sufficiente a coprire la conclusione dei lavori del Mose, dopo l’arrivo degli ultimi 221 milioni. Ma molti altri soldi sono disponibili per gli altri interventi. In totale erano circa 800 milioni di euro, di cui circa 400 derivanti dai minori interessi dovuti sui mutui europei. Altri 300 milioni riguardano l’avviamento dell’opera. Altri cento l’anno sono necessari per la manutenzione, ma questa è un’altra storia. La modifica della convenzione, che è un contratto tra lo Stato e il suo concessionario, potrà essere firmata ed essere legittima solo con un accordo tra le parti. Che per il momento, nella nuova lotta tra poteri in corso, non sembra esserci.

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