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Mose, consulenze e incarichi al Consorzio «Abbiamo ereditato sprechi e confusione»

Fonte: La Nuova Venezia del 01-04-2020

«Con il sistema Mose gli sprechi di denaro pubblico erano 30 volte le tangenti. Un sistema di malaffare diffuso, con la commistione tra controllori e controllati, prezzi gonfiati, vizi e difetti d’opera. Da qui abbiamo dovuto partire». Si apre così la relazione degli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, inviata in questi giorni al Parlamento. Richiesta dalla commissaria Sblocca cantieri Elisabetta Spitz per conoscere le consulenze affidate dalla gestione straordinaria, voluta dall’Anac e dal prefetto di Roma dopo lo scandalo e gli arresti del 2014. Trenta pagine di dati e tabelle, in cui i nuovi vertici del Consorzio illustrano la situazione e le nuove consulenze affidate. «C’era il bisogno di rivolgersi a tecnici esterni», scrivono, «vista la situazione compromessa che abbiamo ereditato. Il Provveditorato non aveva capacità di controllo capillare sui lavori come previsto dalla Convenzione. Per scarsità di organici e nonostante siano distaccati lì molti dipendenti del concessionario».Sotto accusa le spese legali. 514 mila euro pagati nel 2019, di cui 106 mila all’avvocato Lea Luni, 67 mila a Maria Teresa Scarpati, e altrettanti a Alfonso Papa Malatesta, 18 mila a Antonio D’Agostino

157 mila euro infine per le cause e le spese legali nei tanti contenziosi e richieste di risarcimenti danni in corso con le grandi imprese Mantovani, Condotte e Fincosit.«Nel 2014» scrivono i commissari, «le spese legali erano superiori a 2 milioni di euro». Di cui 900 mila euro in un anno all’avvocato Alfredo Biagini, legale del Consorzio e di Mazzacurati, altri 215 mila agli avvocati Cristiana Albisioni e Alessandro Lison (studio Biagini). La differenza è di un milione 686 mila euro in meno. Per l’area tecnica, le consulenze ammontano nel 2019 a 327 mila euro. Cinque anni prima erano superiori ai 2 milioni di euro. «In questo caso», scrivono i commissari, «è stato necessario appoggiarsi a tecnici esterni per risolvere criticità e lavori fatti male». Come la corrosione delle cerniere e dei tensionatori, i guasti della conca di Malamocco e della lunata di Lido, il faraonico jack-up pagato 53 milioni di euro e subito danneggiato. Anche qui, è la conclusione, «il risparmio è effettivo è stato di un milione 690 mila euro

Nonostante gli incarichi affidati a Sara Cristina Lovisari (110 mila euro) e altri ingegneri esterni chiamati dal commissario Ossola. Nel 2014 al direttore generale Hermes Redi andavano 700 mila euro l’anno, 251 mila all’ingegnere Giovanni Cecconi, responsabile del Servizio informativo, 240 mila all’ingegnere Rosseli, 257 mila al geometra Pasqualato, ora consulente del provveditorato, 497 mila al vicedirettore del Consorzio Maria Teresa Brotto. Stesso discorso per l’area amministrativa, dove con le consulenze «si sono risparmiati un milione e 321 mila euro». E si sono ottenuti risultati, scrivono i commissari, risparmiando quasi venti milioni per i lavori dell’Arsenale. «Cifre e relazioni che sono state inviate periodicamente all’Anac e al prefetto di Roma nella massima trasparenza», precisano gli amministratori.Ma la risposta non ha convinto il deputato veneziano del Pd Nicola Pellicani. «Relazione omissiva» attacca Pellicani, «per cinque anni quei lavori sono stati bloccati. 

Perché non hanno affidato gli incarichi al personale del Consorzio e a Thetis? Bisognava rimotivarli dopo lo scandalo. E perchè se qualcosa non andava non sono andati in Procura?». Per il parlamentare le dimissioni del terzo commissario Vincenzo Nunziata «alimentano la confusione e probabilmente sono dettate da motivi molto gravi».«Occorre infine», scrive Pellicani, autore della richiesta di audizione alla Spitz che ha dato corso alla relazione, «annullare la concessione al Consorzio e azzerare la struttura commissariale». I lavori futuri del Mose dovranno essere affidati a un’Agenzia statale, che assumerà tutti i dipendenti del Consorzio e delle sue aziende Comar e Thetis alla fine dei lavori. In totale circa 250 persone. Dibattito aperto.

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