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Mose, dossier del Cvn inviato all’Anac. Attacco senza precedenti ai commissari

Fonte: La Nuova Venezia del 12-04-2020

«Non voglio fare polemica con un organo dello Stato. Ho inviato all’Anac e al prefetto di Roma, che hanno deciso il commissariamento del Consorzio nel 2014, tutta la documentazione necessaria». L’avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo, commissario del Consorzio Venezia Nuova, non replica alle pesanti accuse messe per iscritto dal Provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone. Attacco sulle consulenze affidate negli ultimi anni. E sulle presunte responsabilità degli amministratori straordinari sui ritardi del Mose. Le stesse accuse che avevano portato due anni fa le grandi imprese coinvolte nello scandalo Mose (Mantovani e Covela) a chiedere 190 milioni di danni ai commissari. I ritardi del Mose colpa dei commissari? Fiengo sorride. E ricorda la situazione trovata al momento della sua nomina. Con il Mose travolto dagli scandali, i vertici del Magistrato alle Acque – oggi Provveditorato – e del Consorzio arrestati o indagati. «Non c’erano i progetti degli impianti», si legge nella relazione, «abbiamo dovuto fare perizie di variante per decine di milioni. Abbiamo trovato lavori fatti male, costi gonfiati. Una situazione disastrosa». 

Per questo si era reso necessario il ricorso a consulenti esterni. Costi «di gran lunga minori rispetto a quelli pagati dal Consorzio di Mazzacurati». Ma Zincone, che del Magistrato alle Acque fa parte come alto dirigente fin dal 2008, con incarichi di provveditore aggiunto e responsabile di tutti gli studi sul Mose, non ci sta. Difende il suo ufficio e attacca ad alzo zero i commissari, accusandoli di «malafede». Nelle stesse ore ha inviato una proposta di modifica della Convenzione tra Provveditorato e Consorzio, pubblicata ieri dalla Nuova. L’ipotesi è quella di spostare tutti i lavori dell’Arsenale e della laguna dal Consorzio al Provveditorato. Quasi 800 milioni di euro, che in questo modo andrebbero riaffidati con nuove gare e non direttamente alle piccole imprese del Consorzio com’è già in essere. L’atto «aggiuntivo» alla Convenzione del 1991 prevede anche la cancellazione di tutti i debiti delle imprese e dei costi per la manutenzione o la riparazione di interventi malfatti. «Chiediamo il vostro assenso» scrive Zincone, «perché questa è l’unica possibilità di rimodulare i finanziamenti disponibili». Ieri Fiengo ha inviato un corposo dossier all’Anac (l’Autorità anticorruzione) e al prefetto d Roma. Ogni modifica della convenzione, sostengono i commissari, può essere fatta soltanto con l’assenso di queste autorità. Le stesse che decisero il commissariamento dopo gli arresti del Mose nel 2014. 

Commissariando non le imprese ma la stessa convenzione. Un groviglio che si complica. Qualche mese fa era stata proprio l’esigenza di riavviare un dialogo tra Provveditorato e il Consorzio dei commissari a portare alle nomine del nuovo Provveditore (Zincone) e della commissaria Sblocca cantieri Elisabetta Spitz. E poi del terzo commissario, l’avvocato Vincenzo Nunziata, che si è dimesso dopo soli tre mesi. Scelte sostenute dal Pd, che con il deputato Nicola Pellicani e i consiglieri regionali Zottis e Pigozzo attacca a fondo «la gestione commissariale», invitando a concludere in fretta ai lavori del Mose. Ma il clima non si è affatto rasserenato. Molti problemi della grande opera da sei miliardi di euro non sono ancora risolti. E l’attacco agli amministratori straordinari è ripreso con forza. Come finirà? La scelta sta alla politica. Che vuole concludere alla svelta la grande opera travolta da scandali e guai tecnici, sull’onda dell’emozione dell’acqua alta del 12 novembre. Ma non può certo o tracciare un colpo di spugna sulla attività dell’Anticorruzione degli ultimi anni.

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