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Mose, in Senato la proposta di “condono” Vanin: «A rischio 500 milioni di lavori»

Fonte: La Nuova Venezia del 06-05-2020

«Il governo è d’accordo con il condono alle vecchie imprese del Consorzio Venezia e alla rinuncia a danni e penali»? I Cinquestelle vanno all’attacco del Provveditorato alle Opere pubbliche sulla proposta del “VII atto aggiuntivo” inviata nei giorni scorsi dal provveditore Cinzia Zincone. Ieri in Senato è stata depositata una interrogazione urgente, firmata dalla presidente della commissione Ambiente del Senato, Vilma Moronese, dalla senatrice veneziana Orietta Vanin, e dai senatori Pavanelli, Corrado, Angrisani, Presutto, Ferrara, Donno e Giannuzzi.

Chiedono ai ministri delle Infrastrutture Paola De Micheli e dell’Interno Luciana Lamorgese (da lei e dall’Anac dipende la nomina dei commissari del Consorzio) di fare chiarezza sulla proposta di modificare la convenzione tra Stato e Consorzio. Che tirerebbe una linea sui guasti passati e sui rimborsi dei danni. Un «condono» che il M5s ha definito una vergogna dal punto di vista etico. La modifica di quel contratto, riferito alla Convenzione quadro del 1991, comporterebbe anche lo stralcio dei lavori «exra Mose», cioè quelli che riguardano la laguna, l’Arsenale, il Piano Europa e le compensazioni ambientali, che andrebbero messe a gara. «Così», dice Vanin, «gli interventi ambientali in laguna vengono messi in secondo piano. E il Provveditorato non ha strutture per avviare gare da 4-500 milioni. Significa che quei lavori non si faranno più». «Vogliamo che il governo spieghi», continua l’interrogazione, «i motivi di questa iniziativa». I Cinqueslle chiedono anche di sapere «quali siano state le procedure di legge attuate per nominare il nuovo provveditore e i requisiti di legge necessari per ricoprire tale incarico». Attacca diretto a Cinzia Zincone, nominata dalla ministra De Micheli nell’autunno scorso dopo l’uscita di Roberto Linetti. Nomina che aveva provocato ricorsi e proteste da parte dei candidati esclusi – una trentina – quasi tutti ingegneri del ministero e dirigenti di seconda fascia. Zincone invece non è un ingegnere, anche se l’esperienza non le manca per essere stata negli anni la vice di Cuccioletta, Piva, D’Alessio e Linetti. Non è ingegnere nemmeno il commissario Sblocca cantieri, l’architetto Elisabetta Sptz, già dirigente nazionale del Demanio, nominata dallo stesso ministro per accelerare i lavori del Mose.

Che intanto si avviano alla conclusione, come da cronorogramma approvato nell’Atto aggiuntivo precedente, quello del 2017 e ribadito nel corso delle riunioni in prefettura dopo l’Aqua Granda del 12 novembre scorso. Entro il 30 giugno gli impianti definitivi dovrebbero essere conclusi. «Il Mose sarà pronto a funzionare in casi di emergenza», ha annunciato Spitz. Ma i problemi non sono tutti risolti. E continuano le prove e le sperimentazioni. Oggi dalle 11 alle 22, nuovi test alla bocca di porto di Chioggia. Saranno sollevate solo quattro paratoie sul lato Sud. Per verificare la tenuta delle barre e del sistema. 

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