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Mose, infiltrazioni d’acqua nelle gallerie L’ennesima criticità della grande opera

Fonte: La Nuova Venezia del 17-07-2020

Infiltrazioni d’acqua nei cassoni sotto la laguna. Un fenomeno preoccupante. Già segnalato due anni fa. Che adesso si è ripresentato. Estese macchie di umidità sono state scoperte dai tecnici nei locali della galleria principale del Mose di Treporti, dove ci sono le valvole e i comandi. Acqua salata che entra al mare, da piccole crepe nei cassoni in calcestruzzo.Una delle tante criticità che dovranno essere risolte prima di poter dire che il Mose è finito ed è pronto a funzionare. Una riunione tecnica si è svolta l’altro giorno a palazzo Dieci Savi, sede del Provveditorato alle Opere pubbliche. Si è discusso delle questioni aperte.  Da tempo segnalate dai responsabili dei lavori e dal Consorzio Venezia Nuova. In attesa di finanziamenti urgenti (almeno cento milioni) per essere affrontate.

TREPORTI

La barriera più critica è sempre quella di Treporti. Le 21 paratoie dall’isola artificiale a Punta Sabbioni sono state messe in acqua molti anni fa, le prime quattro nel 2013. Allora inaugurate alla presenza del ministro Lupi. Hanno problemi di distacco della vernice, ma anche della sabbia che si insinua negli alloggiamenti. E che anche il giorno della visita del presidente del Consiglio Conte ha impedito il rientro sott’acqua delle paratoie sollevate. 

CERNIEREC’è sempre aperto il problema della corrosione rilevata dentro alcuni elementi delle cerniere. L’anima del sistema che consente di muovere le paratoie. Una gara per la manutenzione straordinaria da 34 milioni di euro è stata avviata lo scorso anno dai commissari del Consorzio. Bloccata per i ricorsi incrociati delle imprese. Si tratta di verificare i motivi della corrosione e intervenire. Secondo i tecnici la durata delle cerniere si riduce di un quarto.valvoleTutte da sostituire le valvole nelle paratoie, risultate difettose così come alcuni strumenti che hanno anche ritardato l’alzata delle barriere il giorno dell’inaugurazione, venerdì scorso. Già sostituiti i tubi rotti e alcune alette danneggiate negli ultimi test.la conca di malamoccoUno dei punti neri del progetto. Scandalo nello scandalo. 

La conca che doveva consentire l’accesso delle navi al porto in caso di chiusura delle dighe è costata 330 milioni di euro. Subito danneggiata dal mare, non ha mai funzionato. Anche qui accuse e cause reciproche per la responsabilità dei danni dal Consorzio alla Mantovani, ai progettisti della Technital, gli stessi del Mose. E’ stato affidato l’incarico all’impresa Cimolai per la riparazione della porta, totale 31 milioni di euro, Ma anche riparata, la conca non potrà garantire l’accesso al porto delle grandi navi.manutenzioneIl nodo vero del sistema Mose si chiama manutenzione. Costi sottostimati in fase di progetto (20 milioni l’anno). Adesso lievitati fino a 100-110. Dovrà occuparsene la nuova Agenzia, che il governo dovrebbe approvare in questi giorni, come annunciato dal ministro De Micheli e dal sottosegretario Andrea Martella. Ci saranno da garantire queste cifre ogni anno al gestore dell’opera. Per la pulizia dalla sabbia e la verniciatura di ogni paratoia (una al mese). Tra le poche certezze vi è quella che le operazioni non si faranno all’Arsenale.i test e la risonanzaMancano per la conclusione dell’opera i test in condizioni di vento e mare agitato. Che dovranno anche escludere la possibilità di comportamenti anomali e pericolosi delle barriere in caso di mare mosso e forte vento. Com’era il 12 novembre 2019. 

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