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Mose, nei cantieri rischio sicurezza Mancano persino le mascherine

Fonte: Il Gazzettino del 29-03-2020

Si è dimesso il terzo commissario del Mose, nominato soltanto qualche mese fa: Vincenzo Nunziata, 62 anni, dopo aver minacciato le dimissioni il mese scorso, questa volta se n’è andato davvero. E la notizia è stata accolta come l’ennesima tegola che crolla, durante una tempesta di cui non si intravvede la fine, per le imprese impegnate nella realizzazione del Mose. Complice anche la pandemia mondiale di Coronavirus che ha portato al blocco dei cantieri e a una rivisitazione imponente delle misure di sicurezza sui posti di lavoro. «Avevamo incontrato l’avvocato Nunziata in febbraio racconta Devis Rizzo, presidente di Kostruttiva quando avevamo minacciato di fermarci perché si erano arrestati i finanziamenti alle imprese. Si era prodigato per darci delle rassicurazioni e ci aveva chiesto un cenno positivo, quando la supercommissaria Spitz, dopo giornate passate a setacciare i conti, aveva garantito che i soldi per pagare gli stipendi e le fatture arretrate sarebbero stati trovati». 

IMPASSE FINANZIARIA

In effetti Nunziata fino all’ultimo aveva continuato a fare la propria parte, si era ricavato un suo ruolo nella terna, nonostante avesse trovato un clima poco accogliente a Venezia: la sua nomina stata salutata con sollievo, dopo tre anni di assenza del terzo commissario, e interpretata come quella di un arbitro tra gli altri due amministratori straordinari del Consorzio, quando fossero stati in disaccordo su qualche decisione da prendere. In realtà la presenza di Nunziata aveva finito per creare un inedito asse tra Fiengo e Ossola, che solitamente avevano vedute differenti.
Ma probabilmente sulla scelta delle dimissioni dell’avvocato ha giocato un ruolo decisivo la situazione finanziaria del Consorzio, che si presenta ormai di difficile soluzione: Nunziata in febbraio aveva segnalato alla Prefettura di Roma dei presunti aspetti problematici nella gestione del Consorzio, chiedendo un intervento. E la Prefettura aveva risposto congelando momentaneamente le sue dimissioni, ma aveva altresì nominato una commissione d’inchiesta che lavorerà per due mesi per far chiarezza su alcuni aspetti della gestione contabile pregressa. «Il Mose deve andare avanti è l’imperativo di Cinzia Zincone, provveditore alle opere pubbliche anche se bisogna che siano garantite tutte le condizioni di sicurezza. E queste dimissioni sono un passo verso una rivisitazione della concessione». Si passa da un’emergenza sanitariaa quella che comunque dovrà fronteggiare la città di Venezia nel prossimo autunno, con l’alta marea. Per cui da un lato è necessaria una grande prudenza, dall’altra i lavori devono andare avanti per garantire il sollevamento delle barriere in tempo utile».

LA SICUREZZA

«Le condizioni di sicurezza nei cantieri sono molto diverse ora spiega Rizzo di Kostruttiva agli operai va misurata la temperatura, va ottenuto il rifornimento di mascherine del tipo Ffp3, quelle omologate, ma non sono ancora arrivate nonostante le abbiamo richieste innumerevoli volte. Senza contare che anche i bagni chimici normalmente presenti nei cantieri non sono più sufficienti: è necessario che siano dotati anche di un lavandino per lavarsi le mani, e non è così semplice trovarli e portarli in bocca di porto nei cantieri, soprattutto in un momento in cui tutti gli spostamenti sono a rischio. Quindi è vero che ci sarà l’autorizzazione del Prefetto per effettuare i sollevamenti di martedì e mercoledì a Chioggia, è vero che di fatto le squadre saranno fatte da operai del Consorzio Venezia Nuova, e che in una galleria di 400 metri ci saranno solo poche persone, ma è anche vero che garantire le condizioni di sicurezza assolute è realisticamente molto difficile. Ne è responsabile il datore di lavoro. Il rischio è effettivamente molto alto».

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