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«Mose, nessun condono alle imprese»

Fonte: Il Gazzettino del 22-04-2020

Non ci sta a passare come colei che vuole condonare il passato del Mose e la sua mala gestione. Il provveditore Cinzia Zincone non accetta l’accusa che le hanno mosso i 5 Stelle. E in questo fine settimana lo ha messo per iscritto in due mail chiare e dirette. Nella prima, indirizzata ai senatori Mauro Coltorti e alla senatrice Orietta Vanin e per conoscenza anche al commissario straordinario, Elisabetta Spitz – spiega il senso della sua proposta di Atto aggiuntivo, tanto criticata dai pentastellati. Nella seconda chiede a Coltorti una smentita formale. «Questa accusa di condono non esiste e io le devo chiedere di volerla smentire, perché ingiusta. So che il Movimento 5 Stelle è sempre stato attento alle ragioni di onestà e correttezza, quindi ritengo sia un atto che le farebbe onore».

L’ATTO AGGIUNTIVO

Tutto nasce da questa bozza di VII e ultimo Atto aggiuntivo alla convenzione del 91 con il Consorzio Venezia Nuova, con cui il Provveditorato propone di limitare l’attività del concessionario alle sole opere alle bocche di porto, di transare su penali e riserve, di riportare il resto dei lavori del sistema Mose sotto la gestione diretta del Provveditorato, che assorbirebbe anche i dipendenti di Cvn, Comar e Thetis. Nell’idea di Zincone un’occasione anche per gli amministratori straordinari, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, di chiudere la loro stagione. I due però sono contrari e hanno chiesto il parere di chi li ha nominati: Prefettura di Roma e Anac. In questo quadro è arrivata la bordata dei 5 Stelle, secondo i quali «questo maxi condono» salverebbe le ditte dal pagare risarcimenti per danni e ritardi e «procrastinerebbe la conclusione dei lavori». Accuse a cui Zincone ora ribatte, punto su punto: «Non c’è alcin condono, anzi, si dice espressamente che tutto ciò che dovesse derivare da contenziosi vinti, sarà dello Stato. Noi rinunciamo all’applicazione delle penali per i ritardi nella realizzazione dell’opera, il Cvn rinuncia a tutte le riserve».

LA REPLICA

Zincone ricorda l’attuale situazione del Cvn, con le grandi aziende più o meno in liquidazione. «Sono rimaste le piccole imprese che, con grande impegno, stanno facendo fronte a tante difficoltà. Penali e danni che lo Stato dovesse oggi chiedere al Cvn (quindi, facendo salve tutte le azioni contro la precedente gestione), ricadrebbero su questa compagine. In altri termini: lo Stato fa causa, la vince, incornicia la sentenza e va in giro a vantarsi di quanto sia stato bravo: però i soldi non li vedrà mai, perché non c’è nessuno che potrà pagarli. In compenso avrà ucciso le piccole consorziate di oggi». Una difesa che nella seconda mail è ancora più dettagliata. «Dopo aver combattuto per far pagare a chi di dovere i danni, non è giusto che io debba essere tacciata di fare dell’ignominia etica», s’indigna Zincone spiegando che il Provveditorato abbia e stia «ripagando i danni pur di andare avanti, ma solo come anticipazioni di spesa rispetto alla responsabilità che verrà accertata» e per questo abbia chiesto agli amministratori di procedere con le diffide alle imprese. «Mai ci è venuto in mente di agire diversamente e di fare condoni. Semmai è da chiedersi se gli amministratori attuali, dopo la diffida, abbiano poi proseguito nelle azioni risarcitorie».
Il Provveditore ribalta sugli amministratori anche il rallentamento dei lavori: spiega di aver ricevuto un nuovo cronoprogramma solo per le opere relative alle barriere rinviando tutto il testo. Scelta «irragionevole», per Zincone, che riferisce di aver già scritto per sollecitare l’avvio di tutti gli interventi proprio «per evitare ciò che lei stesso lamenta precisa a Coltorti -, cioè di avere una grande laguna incompiuta».

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